Purtroppo il mio acufene non da scampo. Continua imperterrito giorno e notte, 24 ore su 24 ore. Mi ha seguito anche nell'emisfero australe. Il naso perennemente tappato di Dede, che le aveva rovinato la respirazione ed il sonno (compreso il mio) negli ultimi 2-3 anni a Milano, è del tutto andato via. Il mio acufene no! E' lì, imperterrito fischio nel mio orecchio! Il cervello, che ha mille capacità di adattamento, è riuscito ad inglobarlo come suono di sottofondo giornaliero, ma quando capitano i mal di tesa, sopratutto di notte, quando i suoni del mondo si attenuano, allora diventa una sirena, ma non la voce delle affascinanti creature dei mari, ma quella delle fabbriche...
Inoltre se a disturbar il sonno ci si mette anche Natalie, la coinquilina, che tornando dalla sua abituale ubriacatura settimanale, pur cercando di fare attenzione, rantola, butta per terra qualsiasi oggetto accidentalmente, riprender sonno è quasi impossibile.
E a quel punto se la donzella è accompagnata, mi tocca anche udir i suoni del piacevole incontro.
Per fortuna, il silenzio è tornato rapido dominatore in casa, così il mio cervello ha ripreso ad elaborare solo il latrato nella mia tromba di Eustachio.
Così ho ripreso il sonno, svegliandomi questa mattina completamente rintronato. Come di solito faccio in queste occasioni, mi sono gettato sotto la doccia calda, preparandomi subito dopo un beverone di acqua sporca di caffè [ndr il nostro caffè esiste in Australia, ma un pacco da 250 gr, costa circa 6-8 €, ed io mi rifiuto di pagare così tanto un prodotto che in Italia costa meno della metà], aprendo il computer per leggere la posta ed i giornali italiani. E a quel punto il mal di testa torna prepotente.
Osservo le foto dei 10000 in piazza a Torino per Grillo, leggo gli appelli accorati degli intellettuali di sinistra, riguardo i post disperati su FB di amici e parenti che non sanno che pesci prender, per poi capitarmi sotto gli occhi un articolo sugli operai immigrati di Amazon, sfruttati e tenuti a bada da bande di nazi.
A quel punto mi vengono in mente le mille e più situazioni simili per condizioni di sfruttamento che ci sono in Italia, molte di queste conosciute anche direttamente. L'ortomercato a Milano, le cooperative nella pianura padana, l'Ikea, il Billa, la S lunga, fino ad arrivare all'intollerabile, eppur esistente ed intoccabile, situazione dei nuovi schiavi nelle campagne del sud d'Italia.
E allora penso e mi domando se esiste qualche formazione politica tra quelle che si stanno sfidando nelle piazze italiane, che ha la pur minima intenzione di metter mano su queste realtà. E fulminea arriva la risposta: nessuna!
Anzi, faran di tutto per non parlarne, per non ricordare, un po' perché hanno i loro interessi a nascondere tale sfruttamento (sia a sinistra che a destra), un po' perché è un argomento impopolare tra gli elettori, cioè tra coloro che hanno accesso all'agorà della moderna democrazia. Beh, perché i soggetti più direttamente interessati, cioè quei lavoratori lì, in grandissima parte non hanno diritto di accedere, anche solo come numero, anche solo per un voto, alla gestione della Cosa Pubblica. Anzi, molti di loro, i diritti non ce li hanno neanche, perché sono semplicemente clandestini, quindi inesistenti. Gli altri, quelli che hanno regolare permesso, sono soggetti ad uno strano regolamento neo-feudale. Lo stato gli riconosce i diritti civili, in virtù del fatto che hanno un regolare permesso di soggiorno, ma tale pezzo di carta è soggetto ad un contratto di lavoro, il che vuol dire a un datore di lavoro, che può essere una persona in carne ed ossa, oppure un agenzia, una cooperativa, un ente strano. Quindi se la logica ha ancora un senso, questo vuol dire che i loro diritti civili sono direttamente legati alla volontà di un imprenditore di conceder loro un lavoro, alle condizioni volute dalla sua graziosa persona.
Ma perché parlar di loro? Perché parlare di quelli che raccolgono i pomodori che mangiamo o delle arance? Per loro non c'è sindacato, non c'è partito, al massimo qualche piccola associazione di territorio, composta spesso da poche persone di buona volontà, qualche invasato o qualche isolato deviato, giusto a ricordare che c'è ancora qualcuno che guarda e agisce.
Alcune volte mi sembra di viver nel libro di Howard Fast, Spartacus, quando nella villa romana i commensali discutono della corruzione in cui è caduta la loro amata Repubblica (che per loro aveva ancora un significato immediato di cosa pubblica), della lotta politica tra le varie parti e della necessità di interessarsi. Ma al di fuori di quella villa, anzi che dico, già fin dentro quella villa, c'erano loro, i non cittadini, gli schiavi.
E allora spero con rabbia che possano tornare 10-100-1000 spartachi per dare una lezione...
E anche se, come qualcuno ultimamente mi ha ricordato, Spartaco [ndr, cazzo, neanche il computer conosce il suo nome, me lo sottolinea in rosso, come sottolinea quello di Dede] è stato sconfitto e sempre lo sarà, almeno per un po' avremmo vissuto nella verità.
Caro Riccardo, ho visto recentemente il film su Licoln. Se pensi che si pose fine alla schiavitù liberando gli schiavi negli Stati dell'Unione con la ratifica del XIII emendamento della Costituzione degli Stati Uniti d'America con un'aspra battaglia in parlamento, e così nel 1865 la schiavitù venne abolita in tutti gli Stati Uniti.Una nuova schiavitù è presente oggi nelle nostre terre, nelle piccole o medie fabbriche del nord o nord-est ma anche nei paesi emergenti che offrono condizioni di lavoro a buonmercato pur di accaparrare commesse. Non conosco le condizioni di lavoro in australia ma da quanto tu hai potuto testimoniare mi sembra di aver capito che ci sono regole molto severe per accedere al lavoro, che la vita è molto cara e che è molto difficile vivere negli 'interstizi'di essa, come invece da noi molti praticano e taluni sopravvivono. Questo non ci solleva ma testimonia della difficoltà del lavoro e come la sua necessità induce a forme le più svariate e, se vuoi, 'aggiornate' di nuove schiavitù.
RispondiEliminaun caro saluto
anna
Cara Anna,
RispondiEliminainnanzitutto sono molto contento che mi segui, dopodiché ti do perfettamente ragione. Sia sul fatto che l'Italia non è l'unico paese in tali condizioni (anzi), sia sul fatto che ciò non ci solleva affatto (anzi).
Quindi....