Odissea, Libro I
'Many were the men whose cities he saw and whose mind he learned'
'Di molte genti vide le città e la lor indol conobbe'
Odissea Libro I
'Di molte genti vide le città e la lor indol conobbe'
Odissea Libro I
domenica 31 marzo 2013
Lunedì di pasqua
Ore 6.00, sveglia.... Il lunedì di pasqua
Ore 6.10, doccia
Ore 6.25, caffè (acqua sporca) e lettura di giornali viaweb
(mentre Dede fa yoga)
Ore 6.30 Arrivo ai nomi dei "Saggi" e scappa un Porco .... il lunedì di Pasqua
Ore 6.45, Dede arriva in cucina, mi aiuta a preparare le cose e poi decide di andare a correre
Ore 7.00, vi saluto e vi auguro buon lunedì di pasqua, a me aspettano 130-140 kg di gelato da fare in 8 ore (forse più) di lavoro
giovedì 28 marzo 2013
domenica 17 marzo 2013
Io non mi sento patriottico
Il corso su Dante sta per finire e uno nuovo sta per iniziare. Il tema scelto è di tipo storico, l'Italia tra XIX e XX secolo attraverso tre argomenti. Il primo è dedicato al brigantaggio da sviluppare in due lezioni. Nella prima giornata affronteremo la strage di Pontelandolfo e Casalduni ad opere del neo esercito italiano, nella seconda cercheremo di guardare alle cause sociali del brigantaggio, cioè alle condizioni misere dei braccianti del sud, con uno sguardo che però non si ferma al periodo post unitario ma va agli anni 50, durante le grandi occupazioni delle terre, per arrivare alla rivolta di Rosarno del 2010, con protagonisti questa volta i nuovi poveri, i nuovi braccianti del sud, gli immigrati. Questi ultimi due spot saranno affrontati con l'ausilio di due video, tratti rispettivamente da un'inchiesta fatta dall'Espresso, Ritorno a Tudia, e da un documentario, Il sangue verde, ambedue disponibili liberamente sul web. Il secondo argomento è dedicato al fascismo italiano in Etiopia ed in particolare alla triste vicenda che si scatenò l'indomani dell'attentato a Graziani per le strade di Addis Abeba, una vera e propria rappresaglia, una caccia al moro, messa in atto non solo dalle camice nere, ma da molti italiani "normali", che portò alla morte di circa 3000 persone.
Infine toccherò l'argomento della mafia attraverso il film "cento passi" dedicato alla vita di Peppino Impastato.
Raccontare le pagine meno popolari, aprire le pieghe del proprio paese alla luce, scoprire e parlare degli aspetti più bui, ma allo stesso tempo raccontare gli atti di ribellione, come estremi atti di umanità, seppur destinati ad essere sconfitti nel sangue, penso sia il modo migliore per parlare del proprio paese. Perché questo significa in realtà parlare di tutti i paesi, significa toccare aspetti universali, significa parlare di tutti noi.
Raccontare le pagine meno popolari, aprire le pieghe del proprio paese alla luce, scoprire e parlare degli aspetti più bui, ma allo stesso tempo raccontare gli atti di ribellione, come estremi atti di umanità, seppur destinati ad essere sconfitti nel sangue, penso sia il modo migliore per parlare del proprio paese. Perché questo significa in realtà parlare di tutti i paesi, significa toccare aspetti universali, significa parlare di tutti noi.
venerdì 15 marzo 2013
appello foto
sto cercando anche le foto scattate da Alberto Imperiali, italiano che appoggiò la resistenza etiope nel '36. Le sto cercando su google immagini, ma niente. Se qualcuno ha già sentito di questo nome, prego di vedere se ha le foto, di scannerizzarle e mandarmele...
Grazie
Grazie
giovedì 14 marzo 2013
Appello 2°
Forse i documenti che sto cercando potrebbero essere nei seguenti libri
Franco Molfese, Storia del brigantaggio dopo l'Unità, Feltrinelli 1964
G. Cingari, Brigantaggio, proprietari e contadini nel Sud, 1799-1900, Editori Meridionali Riuniti, Reggio Calabria 1976;
Se qualcuno li avesse, se può dare uno sguardo, ne sarei grato. Ricordo che sto cercando dei proclami dei briganti in cui si fa esplicito riferimento al problema della terra o dei raccolti.
Franco Molfese, Storia del brigantaggio dopo l'Unità, Feltrinelli 1964
A. De Jaco (a cura di), Brigantaggio meridionale. Cronaca inedita dell’Unità d’Italia, Editori Riuniti, Roma 1969
venerdì 8 marzo 2013
Mancato saluto
Io proprio non riesco a digerire questa cosa! Mi sta talmente sulle palle, che non riesco proprio a digerirla. Ma per farvi capire di cosa sto parlando, devo fare un passo in dietro.
Trascorse le prime settimane a Sydney, abbiamo cominciato a notare un fatto strano. Alcune persone che avevamo conosciuto direttamente in alcune occasioni di socializzazione, se le incontravi per la strada, alla fermata dell'autobus, perfino sull'autobus, non ti consideravano neanche di striscio. La prima volta che mi è accaduto, ho pensato che il tipo non mi avesse visto, così sono andato verso di lui, ma quando sono arrivato a tre metri di distanza e ho potuto osservare, non senza un certo sconcerto, che continuava a far finta di nulla, girando lo sguardo dall'altra parte, mi son caduti i genitali sull'asfalto.
A dire il vero, a parte il fastidio del momento, ho considerato l'evento circoscritto a quel momento e a quella persona. Ma il problema si è ripresentato e non poche volte.
E dal momento in cui conviviamo con una donzella australiana ed un baldo giovine del loco, le occasioni per poter avere dei riscontri si sono moltiplicati.
In pratica, i due entrano o escono dalla casa senza salutare, senza di dire "hello" o "bye".
Li abbiamo incrociati per le strade del quartiere e hanno fatto finta di non vederci.
Ci siamo chiesti se abbiamo fatto qualcosa che li ha irritati, ma in realtà non può essere solo questo, poiché abbiamo potuto constatare che tali episodi si sono verificati anche con colleghi di lavoro.
Ci siamo chiesti se questa sia un'usanza, un fatto culturale.
Ovviamente, siamo adulti e si sopravvive, ma devo dire che il mancato saluto mi urta e mi infastidisce enormemente. Eppure ho vissuto in mezzo a tanta gente di tanti paesi diversi. Ho vissuto in un posto come pietro crespi a Milano, descritto sempre da tutti i giornali come una casba fatiscente, un crogiolo multietnico, un girone dantesco. Sono abituato alla multiculturalità.
Sarà il mio background mediterraneo, sarà quel che volete, ma a me quando uno fa finta di non vedermi o mi leva il saluto o mi ignora, mi da un fastidio.
Non si può generalizzare, e tutte le usanze vanno rispettate.
Ma che brutto non salutare!
Trascorse le prime settimane a Sydney, abbiamo cominciato a notare un fatto strano. Alcune persone che avevamo conosciuto direttamente in alcune occasioni di socializzazione, se le incontravi per la strada, alla fermata dell'autobus, perfino sull'autobus, non ti consideravano neanche di striscio. La prima volta che mi è accaduto, ho pensato che il tipo non mi avesse visto, così sono andato verso di lui, ma quando sono arrivato a tre metri di distanza e ho potuto osservare, non senza un certo sconcerto, che continuava a far finta di nulla, girando lo sguardo dall'altra parte, mi son caduti i genitali sull'asfalto.
A dire il vero, a parte il fastidio del momento, ho considerato l'evento circoscritto a quel momento e a quella persona. Ma il problema si è ripresentato e non poche volte.
E dal momento in cui conviviamo con una donzella australiana ed un baldo giovine del loco, le occasioni per poter avere dei riscontri si sono moltiplicati.
In pratica, i due entrano o escono dalla casa senza salutare, senza di dire "hello" o "bye".
Li abbiamo incrociati per le strade del quartiere e hanno fatto finta di non vederci.
Ci siamo chiesti se abbiamo fatto qualcosa che li ha irritati, ma in realtà non può essere solo questo, poiché abbiamo potuto constatare che tali episodi si sono verificati anche con colleghi di lavoro.
Ci siamo chiesti se questa sia un'usanza, un fatto culturale.
Ovviamente, siamo adulti e si sopravvive, ma devo dire che il mancato saluto mi urta e mi infastidisce enormemente. Eppure ho vissuto in mezzo a tanta gente di tanti paesi diversi. Ho vissuto in un posto come pietro crespi a Milano, descritto sempre da tutti i giornali come una casba fatiscente, un crogiolo multietnico, un girone dantesco. Sono abituato alla multiculturalità.
Sarà il mio background mediterraneo, sarà quel che volete, ma a me quando uno fa finta di non vedermi o mi leva il saluto o mi ignora, mi da un fastidio.
Non si può generalizzare, e tutte le usanze vanno rispettate.
Ma che brutto non salutare!
lunedì 4 marzo 2013
Aiuto
agli amici e parenti, sopratutto i napoletani
Sto preparando il materiale per il nuovo corso al Mosman college. Il corso sarà sull'Italia del XIX e XX sec.
In particolare su tre argomenti:
1. Unità d'Italia e brigantaggio
2. Fascismo e Etiopia
3. Mafia e stato: Peppino Impastato
Il primo argomento vorrei tagliarlo sulla strage di Pontelandolfo e Casalduni e su alcuni proclami dei briganti a sfondo sociale (terra ai contadini etc...). So che i briganti erano per la restaurazione dei Borboni e non abbiate paura, il mio non è revisionismo filoborbonico o esaltazione acritica del brigantaggio. Ma vorrei tirar fuori l'aspetto sociale di quel fenomeno che pur c'era ed esisteva. Ma mi servono dei documenti in originale da leggere in classe. Io ricordo di aver letto numerose volte, anche nei libri di testo di scuola, qualche documento riportato interamente, ma essendo a Sydney sono un po' impedito.
Qualcuno di voi custodisce a casa qualche libro di storia in cui vengono riportati proclami di briganti in cui si fa esplicito riferimento alla questione contadina? Se si, vi chiedo di scannerizzarlo e di mandarlo alla mia mail. Ve ne sarei molto grato
Sto preparando il materiale per il nuovo corso al Mosman college. Il corso sarà sull'Italia del XIX e XX sec.
In particolare su tre argomenti:
1. Unità d'Italia e brigantaggio
2. Fascismo e Etiopia
3. Mafia e stato: Peppino Impastato
Il primo argomento vorrei tagliarlo sulla strage di Pontelandolfo e Casalduni e su alcuni proclami dei briganti a sfondo sociale (terra ai contadini etc...). So che i briganti erano per la restaurazione dei Borboni e non abbiate paura, il mio non è revisionismo filoborbonico o esaltazione acritica del brigantaggio. Ma vorrei tirar fuori l'aspetto sociale di quel fenomeno che pur c'era ed esisteva. Ma mi servono dei documenti in originale da leggere in classe. Io ricordo di aver letto numerose volte, anche nei libri di testo di scuola, qualche documento riportato interamente, ma essendo a Sydney sono un po' impedito.
Qualcuno di voi custodisce a casa qualche libro di storia in cui vengono riportati proclami di briganti in cui si fa esplicito riferimento alla questione contadina? Se si, vi chiedo di scannerizzarlo e di mandarlo alla mia mail. Ve ne sarei molto grato
domenica 3 marzo 2013
Vincoli?!
Ma che si scopra solo adesso che le democrazie liberali sono di tipo rappresentativo e non diretto, mi vien da ridere. L'inesistenza del vincolo di mandato è uno delle differenze più evidenti tra i due tipi di democrazie. Nelle democrazie liberali e moderne è cruciale che ci sia la delega di potere, altrimenti questo potere non può essere esercitato a pieno dal rappresentante. Nella democrazia diretta invece non solo esiste il vincolo di mandato, che incatena il rappresentante al rappresentato, ma anche la revocabilità immediata del rappresentante. Molto più macchinosa, molto più lenta, la democrazia diretta disegna una società veramente partecipativa. Si può dire che è un'utopia. Si può dire che può funzionare solo con i piccoli numeri. Ma questo è. Ma il Grillo che dice si al vincolo di mandato oggi, cosa significa? A chi dovrebbe essere vincolato il parlamentare? No all'elettore, perché il povere elettore, nel momento in cui si è sciolto il seggio, non ha più potere! No al programma, perché qual è l'autorità che decide se un parlamentare sta seguendo il programma oppure no? Ahhh, il partito?! Sorry, il movimento, I mean! Cazzo, niente male come primo passo per un "movimento" che ha come suo ultimo (ultimo, ovviamente) il suo scioglimento!!! La pretesa di assunzione di un bel potere, potere di controllo e coercizione sui rappresentanti. Ahia, ahi a, ahia, ahiai!
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