Odissea, Libro I

'Many were the men whose cities he saw and whose mind he learned'

'Di molte genti vide le città e la lor indol conobbe'
Odissea Libro I

martedì 26 febbraio 2013

Adamo o, Caino o, Abele E


Oggi, durante la lezione sull'Inferno Canto V (I lussuriosi), siamo giunti al famoso verso "Caina attende..."Così ho dovuto spiegar loro cosa fosse la Caina, cioè il luogo dove è finito il primo dannato, cioè Caino. A quel punto non son riuscito a trattenermi! M'è venuto in mente la famosa scena di Benigni e ho cominciato a parafrasarla.... Beh, è stato un successo strepitoso, ridevano come matti, quasi quasi qualcuno non si alzava in piedi ad applaudire. (scherzo!...)
Comunque godetevi l'originale...

sabato 23 febbraio 2013

...

Giorni piovosi, ieri anche ventoso. Il clima cambia e lentamente ci porta verso le stagioni fredde dell'emisfero australe. Come recitava una canzone molti anni fa, "l'estate sta finendo e un anno se ne va". Come d'altra parte se ne sono andati via tutti gli altri, uno dopo l'altro. Certo, non che tutti gli anni siano uguali uno all'altro; ce ne sono alcuni che son cruciali, altri che appaiano fondamentali, decisivi, dissolvendosi però poi nella nebbia della mediocrità.
Il nostro anno, che pian piano si sta per concludere, sembra essere notevole per rilevanza, ma mancano ancora un paio di decisioni per poterne capire bene l'importanza, e soprattutto bisognerà che trascorra un po' di tempo, prima di poterlo osservare da lontano, con una certa prospettiva.
Allo stesso tempo, leggendo molti messaggi, sembra che anche in Italia si stia vivendo un anno epocale.
Queste elezioni politiche sembrano che siano l'ultima spiaggia, la prova del fuoco, il momento della resa dei conti. Non so se quest'effetto è dato dalla forza con cui la rete mette tutti in comunicazione, oppure se veramente è un momento particolare e come minimo rappresenti un giro di boa.
Ma, se devo guardare alla Grecia, dove elezioni del genere si sono già date, dove anche lì c'era la novità di una forza politica giovane anti-europeista, anti-casta, che ben rappresentava il diffuso sentimento di ribellione della società contro una classe dirigente che si è appropriata dello stato come affare privato, (con l'unica differenza che quella formazione è chiaramente di sinistra), dove la gente diceva "mandiamoli a casa tutti", beh anche lì non è cambiato un emerito cazzo. Scusate...
Allora, forse, queste elezioni saranno si importanti, forse più di tante altre, ma sicuramente non decisive. Non ci sarà nessuna resa dei conti. Non se ne andranno tutti a casa. Non ci sarà lo tsunami.
Certo, molti non torneranno in parlamento, ci saranno delle facce nuove, ma quanti anni abbiamo alle spalle per sapere che "facce nuove" non è sinonimo né di novità né di cambiamento?!
Quanti Masaniello abbiamo avuto, quanti illusionisti, quanti uomini della provvidenza, quanti uomini dell'ordine e della pace, quanti salvatori!? e dall'altra quanti Scilipoti?!
Quanti partiti abbiamo avuto in Italia che si professavano per la giustizia, né di destra né di sinistra, ma solo per la cosa giusta (che poi non si sa mai qual è)?! Un mare, fin dall'inizio della Repubblica!
Forse io sarò ideologicamente bacato, forse vivo fin troppo nel passato, ma a me, quando sento dire "nè di destra né di sinistra", viene l'orticaria.
Sopratutto se poi ci dobbiamo tutti unire nel delegare il potere legislativo e quindi esecutivo ad un gruppo di persone, che si sederanno in parlamento, prendendo prima dimestichezza con il posto, cominciando poi a rendersi conto che loro non possono fare come gli pare, ma che hanno a che fare con altri poteri. E così cominceranno a contrattare.
Forse il vero cambiamento è quando un gruppo di persone a New York in metro applaude ad un gay che zittisce incazzato un omofobo. Forse ci sarà quando un gruppo di cittadini avrà la stessa reazione contro un razzista che parla male degli "zingari". Forse ci sarà quando sempre più persone saranno infastidite e stufe di vedere e sentire reazioni aggressive contro i transessuali. Forse quando la smetteremo di giudicarci per religione. Forse quando avremo capito veramente che non esistono le razze. Forse quando la smetteremo di sentirci italiani, padani, fiorentini, napoletani o europei al di sopra di tutto. Ma è solo un forse...
Intanto, per me continua ad avere un valore il non delegare...

"da ciascuno secondo le sue capacità, a ciascuno secondo i suoi bisogni"


sabato 16 febbraio 2013

Riverberi di acufeni

Purtroppo il mio acufene non da scampo. Continua imperterrito giorno e notte, 24 ore su 24 ore. Mi ha seguito anche nell'emisfero australe. Il naso perennemente tappato di Dede, che le aveva rovinato la respirazione ed il sonno (compreso il mio) negli ultimi 2-3 anni a Milano, è del tutto andato via. Il mio acufene no! E' lì, imperterrito fischio nel mio orecchio! Il cervello, che ha mille capacità di adattamento, è riuscito ad inglobarlo come suono di sottofondo giornaliero, ma quando capitano i mal di tesa, sopratutto di notte, quando i suoni del mondo si attenuano, allora diventa una sirena, ma non la voce delle affascinanti creature dei mari, ma quella delle fabbriche...
Inoltre se a disturbar il sonno ci si mette anche Natalie, la coinquilina, che tornando dalla sua abituale ubriacatura settimanale, pur cercando di fare attenzione, rantola, butta per terra qualsiasi oggetto accidentalmente, riprender sonno è quasi impossibile.
E a quel punto se la donzella è accompagnata, mi tocca anche udir i suoni del piacevole incontro.
Per fortuna, il silenzio è tornato rapido dominatore in casa, così il mio cervello ha ripreso ad elaborare solo il latrato nella mia tromba di Eustachio.
Così ho ripreso il sonno, svegliandomi questa mattina completamente rintronato. Come di solito faccio in queste occasioni, mi sono gettato sotto la doccia calda, preparandomi subito dopo un beverone di acqua sporca di caffè [ndr il nostro caffè esiste in Australia, ma un pacco da 250 gr, costa circa 6-8 €, ed io mi rifiuto di pagare così tanto un prodotto che in Italia costa meno della metà], aprendo il computer per leggere la posta ed i giornali italiani. E a quel punto il mal di testa torna prepotente.
Osservo le foto dei 10000 in piazza a Torino per Grillo, leggo gli appelli accorati degli intellettuali di sinistra, riguardo i post disperati su FB di amici e parenti che non sanno che pesci prender, per poi capitarmi sotto gli occhi un articolo sugli operai immigrati di Amazon, sfruttati e tenuti a bada da bande di nazi.
A quel punto mi vengono in mente le mille e più situazioni simili per condizioni di sfruttamento che ci sono in Italia, molte di queste conosciute anche direttamente. L'ortomercato a Milano, le cooperative nella pianura padana, l'Ikea, il Billa, la S lunga, fino ad arrivare all'intollerabile, eppur esistente ed intoccabile, situazione dei nuovi schiavi nelle campagne del sud d'Italia.
E allora penso e mi domando se esiste qualche formazione politica tra quelle che si stanno sfidando nelle piazze italiane, che ha la pur minima intenzione di metter mano su queste realtà. E fulminea arriva la risposta: nessuna!
Anzi, faran di tutto per non parlarne, per non ricordare, un po' perché hanno i loro interessi a nascondere tale sfruttamento (sia a sinistra che a destra), un po' perché è un argomento impopolare tra gli elettori, cioè tra coloro che hanno accesso all'agorà della moderna democrazia. Beh, perché i soggetti più direttamente interessati, cioè quei lavoratori lì, in grandissima parte non hanno diritto di accedere, anche solo come numero, anche solo per un voto, alla gestione della Cosa Pubblica. Anzi, molti di loro, i diritti non ce li hanno neanche, perché sono semplicemente clandestini, quindi inesistenti. Gli altri, quelli che hanno regolare permesso, sono soggetti ad uno strano regolamento neo-feudale. Lo stato gli riconosce i diritti civili, in virtù del fatto che hanno un regolare permesso di soggiorno, ma tale pezzo di carta è soggetto ad un contratto di lavoro, il che vuol dire a un datore di lavoro, che può essere una persona in carne ed ossa, oppure un agenzia, una cooperativa, un ente strano. Quindi se la logica ha ancora un senso, questo vuol dire che i loro diritti civili sono direttamente legati alla volontà di un imprenditore di conceder loro un lavoro, alle condizioni volute dalla sua graziosa persona.
Ma perché parlar di loro? Perché parlare di quelli che raccolgono i pomodori che mangiamo o delle arance? Per loro non c'è sindacato, non c'è partito, al massimo qualche piccola associazione di territorio, composta spesso da poche persone di buona volontà, qualche invasato o qualche isolato deviato, giusto a ricordare che c'è ancora qualcuno che guarda e agisce.
Alcune volte mi sembra di viver nel libro di Howard Fast, Spartacus, quando nella villa romana i commensali discutono della corruzione in cui è caduta la loro amata Repubblica (che per loro aveva ancora un significato immediato di cosa pubblica), della lotta politica tra le varie parti e della necessità di interessarsi. Ma al di fuori di quella villa, anzi che dico, già fin dentro quella villa, c'erano loro, i non cittadini, gli schiavi.
E allora spero con rabbia che possano tornare 10-100-1000 spartachi per dare una lezione...
E anche se, come qualcuno ultimamente mi ha ricordato, Spartaco [ndr, cazzo, neanche il computer conosce il suo nome, me lo sottolinea in rosso, come sottolinea quello di Dede] è stato sconfitto e sempre lo sarà, almeno per un po' avremmo vissuto nella verità.

mercoledì 13 febbraio 2013

progressi

Siamo a metà febbraio ed i miei sono ormai partiti e arrivati in Italia da più di 24 ore.
Ed eccoci qui di nuovo. Anche la seconda lezione su Dante è passata ed è andata molto bene.  Arrivato a scuola con grande anticipo per assicurarmi che tutto fosse a posto per la lezione, ho visto giungere per primo proprio Alan, il mio studente più anziano. Sì, proprio colui che la volta precedente aveva avuto i colpi di sonno. Questa volta pimpante, si è messo a sedere al suo posto, tirando fuori un book reader della samsung, rilegato con un laccio di stoffa viola. Tutto contento mi ha fatto vedere il mio libro scaricato da google drive e mi ha sommerso di domande sulla lezione precedente, facendomi pure i complimenti sul lavoro da me fatto per aver scritto il testo per il loro corso.
In successione sono poi arrivati tutti gli altri, eccetto Suzy, impegnata e giustificata. E tutti avevano scaricato il libro da internet!
Così ho potuto dare inizio alla lezione dedicata al volgare e al canto III della Commedia, con molta più soddisfazione e serenità della precedente. Mi sono divertito e loro mi sono sembrati interessati alla genesi della nostra lingua.
Al termine ho anche ricevuto una mail da parte della preside della scuola per mettermi al corrente dei messaggi di apprezzamento che le sono giunti dai miei studenti e per ventilarmi la possibilità di un eventuale nuovo corso.
Intanto Dede ha iniziato la sua nuova classe dedicata solo allo speaking, questa volta la mattina, dandole così finalmente la possibilità di concentrarsi sul parlato, cosa che dovrebbe facilitarla notevolmente nell'apprendimento della lingua. Per le sue caratteristiche e la sua formazione, l'approccio orale è il suo canale privilegiato di apprendimento e di fatti già porta a casa risultati positivi e soprattutto la vedo più contenta dei propri progressi.
Il tempo non sembra migliorare, sempre variabile, passiamo da un caldo infernale a giornate freddine e piovigginose. Non ci si capisce più nulla. Infatti, un po' spaesati, abbiamo chiesto se questo tempo è normale per la stagione estiva, ma da più parti ci è stato risposto che solo negli ultimi anni è diventato così.
Ieri siamo andati al cinema a vedere Gangster squad di Sean Pen. Bel film, sulla malavita di Los Angeles, forse non uno dei suoi migliori film, ma piacevole da vedere, con una narrazione scorrevole e soprattutto una storia. E si, per me questo è un aspetto centrale nel mio personale metro di giudizio. Non sarò un esperto di Cinema, anzi ammetto la mia profonda ignoranza, ma a mio modo di vedere i film devono avere una storia da narrare, soprattutto quando cominci a capire qualcosa della lingua utilizzata...

martedì 5 febbraio 2013

Corso in 8 lezione sull'Inferno di Dante

Eccovi il link per scaricare l'ibook che ho scritto per i miei studenti australiani. In teoria può essere letto solo dall'applicazione ibook che si trova sull'ipad o sull'iphone.
Ovviamente, nel secondo link che porta alla versione in pdf, non c'è la funzione touch screen sulle parole per aprire il glossario ed il dizionario, ma può essere visualizzata su qualsiasi sistema operativo.

Corso in 8 lezioni sull'Inferno di Dante, per studenti di italiano come L2

versione pdf

lunedì 4 febbraio 2013

Dede allo spacco pranzo




Lezione numero 1

E con oggi ho dato inizio anche alle lezioni sull'Inferno di Dante! Nove studenti, di cui 5 donne e 4 maschi, tutti over 60, con una conoscenza discreta dell'italiano. Almeno spero, altrimenti vuol dire che non hanno capito un piffero di quel che ho detto. Perché ho detto, ho parlato parecchio, forse anche troppo.
La lezione è iniziata subito con un problema di carattere tecnico perché, avendo io scritto un ibook con il programma ibook author per l'ipad, e dovendolo trasferire dal mio Mac book ai loro ipad, non sono riuscito nell'operazione, facendo perdere almeno un quarto d'ora di tempo a tutti. Inoltre il fatto mi ha innervosito e non poco.
Così, grazie ad un proiettore, al mio computer e a delle fotocopiate a colori del mio libro, sono riuscito a dare inizio alla lezione.
Eccetto uno, il più vecchierello (quasi 70 anni!!!), che con il capo chino e calante dava chiari segni di cedimento, gli altri sembravano attenti e interessati. Due maschietti han perfino voluto esibirsi nella lettura della Commedia in versione inglese, tra le compiacenti e ridanciane fanciulle.
Io mi sono esibito, come su un palcoscenico, ho dato sfogo a gran parte della mia vanità e ciò non è bene, ma vediamo la prossima volta quanti se ne ripresentano.
Dopo la lezione, ho passato l'intero pomeriggio a cercare di capire come fare e forse sono giunto ad una spiegazione grazie ad un blog di un certo aranzulla. Pare che l'ipad non possa collegarsi e sincronizzarsi con più di un computer. Questa operazione è semplice solo con il primo computer, ma successivamente, quando colleghi i dispositivi, itunes necessita dell'autorizzazione del computer attraverso un ID di apple ed una password. Quindi la prossima volta, dovrò collegare un ipad a volta, richiedere l'autorizzazione usando il mio ID, trasferire il libro dal computer all'ipad, togliere l'autorizzazione (perché al massimo ne sono concesse 5 contemporaneamente) e ripetere lo stesso procedimento con tutti gli altri. Intanto sto provando a pubblicare su ibook store di apple il mio libro, per renderlo liberamente e facilmente scaricabile da qualsiasi persona in qualsiasi parte del mondo, avendo un ipad. Ma anche qui l'operazione non è semplice. L'Apple quality service sta analizzando il mio lavoro e deve dare il suo assenso, e per eseguire questo controllo ci può impiegare anche 2 settimane. Al termine del tempo, potrebbe mandarmi delle note in cui mi avvisa dei problemi o delle violazioni di copyright. Ora Dante non penso che abbia copyright, ma per quanto riguarda le immagini di Dorè, non ne sono sicuro. Staremo a vedere. Altrimenti son cacchi!

sabato 2 febbraio 2013

il folletto virtuale

Ho scoperto di essere affetto da una strana forma di dislessia. Appena inizio a scrivere sulla tastiera ed i pensieri scorrono nella mia mente, visualizzandosi sullo schermo del mio MacBook Pro potenziato e con doppio processore, improvvisamente appaiono numerosissime lineette rosse tratteggiate, dei veri e propri buchi nella mia ragnatela che sto tessendo...
Quelle lineette mi danno un fastidio incredibile! Ogni volta mi ripropongo di non farci caso e di andare avanti per non fermare il mio momento creativo, ma proprio non ci riesco. E' più forte di me, devo tornare indietro e cercare di capire perché il mio computer, o il mio blog o quel che l'è, mi segnala un errore. E spesso sono lettere scambiate di posto oppure lettere adiacenti sulla tastiera che sono finite sotto il mio unico polpastrello digitale della mano destra, per la precisione il polpastrello del dito usato per gesti insulsi. E già, perché io appartengo a quel genere di persone che scrive sulla tastiera usando solo un dito per mano!
Inoltre, come se già questo non bastasse a frenarmi, ci si mette quel diavolo di sistema automatico di correzione delle parole, che nella maggior parte dei casi, corre in soccorso alla mia dislessia digitale, ma dall'altra parte crea e modifica parole per la pura e semplice ragione che ignora il vocabolo da me scelto. E ne sceglie "lui" uno a caso, creando una strana reazione chimica all'interno della frase da me scritta, dando un effetto bislacco e arlecchinesco.
La sensazione è quella di non essere soli mentre si scrive, ma di avere qualcuno che non solo ti osserva, ma interviene e ti corregge pure, senza neanche chiederti l'autorizzazione, alimentando quella tendenza, in me molto presente, alla personificazione degli oggetti inanimati, in questo caso il mio computer. A questo punto gli dovrò dare un nome, ma proprio non mi viene. E forse è meglio così, il folletto virtuale rimarrà senza nome...

Continuo

Il giorno dopo il mio quarantesimo compleanno, festeggiato in tutta tranquillità tra un pranzo ad un ristorante ed un pomeriggio al cinema con il nuovo bellissimo film di Quentin Tarantino, mio padre e mia madre se ne sono andati.
Noi abbiamo così ripreso il nostro tram-tram quotidiano, tra lavoro, casa, scuola, spesa e le lezioni private. Questa settimana  mi sono recato nella nuova scuola, che si trova sulla riva opposta dell'Harbour di Sydney, in un quartiere molto ricco, Mosman. La scuola è proprio come me l'aspettavo, completa delle apparecchiature più moderne, ogni classe ha un proiettore già montato e pronto ad essere collegato a qualsiasi computer, una sala informatica con 15 postazioni fornite ognuna di un Mac e altre belle macchinette. In queste classi si svolgono i corsi per adulti, dai temi più disparati: cucina, danza, musica, arte, lingue ed il mio corso di letteratura italiana medioevale con Dante Alighieri.
I miei alunni saranno 9 e tutti over 60 ed in teoria tutti conoscitori della lingua italiana, almeno così mi hanno assicurato. E speriamo bene, poiché questa è la condizione che io ho chiesto come prerequisito, altrimenti sarebbe molto difficile per me poter fare Dante in inglese.
Dede intanto va avanti con il suo lavoro, continuando a segnare sempre nuovi punti. La scorsa settimana ha venduto un trattamento da 1000 $, tra lo stupore generale delle sue colleghe e della sua titolare che continua a chiederle se ci stiamo occupando di raccogliere informazioni sulla procedura di sponsorizzazione.
E infatti abbiamo cominciato...
La sponsorizzazione è un procedimento per nulla semplice, anzi richiede tempo ed una serie di prerequisiti indispensabili all'accettazione della domanda, come per esempio il superamento dell'esame di inglese da parte di Dede o la dimostrazione da parte del datore di lavoro che ha provato a cercare in Australia tra i residenti se ci sono persone in grado di ricoprire quel ruolo.
Inoltre, nel caso in cui la domanda dovesse aver successo, Dede sarebbe legata per 4 anni a quel datore di lavoro, senza avere la possibilità di fare un doppio lavoro o di licenziarsi, poiché a quel punto avrebbe solo 28 giorni di tempo per trovare qualcosa di nuovo prima di dover abbandonare il paese.
Tutto sta a noi nel cercare di capire ciò che ci conviene. Ed è quel che stiamo facendo.

Gita alle blue montains