Odissea, Libro I

'Many were the men whose cities he saw and whose mind he learned'

'Di molte genti vide le città e la lor indol conobbe'
Odissea Libro I

mercoledì 26 dicembre 2012

Traiettorie e punti di vista

E' proprio vero che quando cambi il punto di visuale, cambia quasi tutto! E cambiare casa fa questo effetto. Mutano le simmetrie dei tuoi spostamenti, le persone che incontri quando la mattina ti muovi per andare a lavoro, il modo stesso di vivere la città.
Questo è quello che stiamo sperimentando in questi giorni: con la precisione di geometri, sia io che Dede, abbiamo calcolato le traiettorie spaziali e temporali per raggiungere i rispettivi luoghi di lavoro. Passando poi dalla progettazione alla sperimentazione, abbiamo cercato di capire se i nostri calcoli fossero giusti.
E cambia!!! Almeno per me è così! Mi alzo sempre alla solita ora, le sei del mattino, ma non attraverso più il quartiere di villette di gente benestante, ma una serie di capannoni industriali, molti dei quali semi-abbandonati, per raggiungere la stazione di Sydenham, dove un treno-metropolitana mi porta comodamente all'inizio della penisola protesa verso l'oceano che fa da scudo all'Harbour di Sydney, da cui poi prendo il solito autobus per Watson Bay.
Le facce ed i volti cambiano... Nel treno aumentano la percentuale di asiatici e si può notare l'afflusso della classe impiegatizia verso i numerosissimi uffici della City, ma tutti accomunati dalle stesse espressioni assonnate di gente ancora non del tutto sveglia. La frequenza di questi treni è di un quarto d'ora ed insieme alla coincidenza con il bus 324, crea una combinazione che porta a diverse soluzioni temporali: quella giusta 8.28 (io inizio alle 8.30), quella ritardataria delle 8.50 e quella anticipata delle 7.45.
Ieri mattina per esempio ho preso il treno troppo presto ed essendo montato sul bus delle 7.45 ho deciso di scendere prima della mia fermata, che sarebbe il capolinea, per farmi a piedi in circa 25 minuti, tutto il percorso pedonale sulla scogliera, dandomi la possibilità di respirare l'immensità dell'oceano,vedere qualche grazioso uccellino colorato, osservare la gente super sportiva del posto, intenta negli esercizi ginnici più disparati, su attrezzature da palestra liberamente collocate nel parco, e passando accanto ai luoghi dove molte persone scelgono il folle volo.
Questo natale è stato strano e atipico, e per molte ragioni. Vuoi perché per noi questo periodo dell'anno è associato al freddo fuori e al caldo della casa, vuoi perché la celebrazione di questa festività è connessa alla famiglia, in ogni caso non ci siamo sentiti come se fossimo a Natale! Inoltre io l'ho passato a lavorare, tutti e tre i giorni: il 24, il 25 ed il 26! E Dede è rimasta a casa. Sì, ci siamo rifatti con qualche cenetta intima a casa o al ristorante, ma non è la stessa cosa.
Ieri a lavoro è stata una giornata veramente busy!!! Sembrava di lavorare da Grom, con una fila interminabile di persone in pellegrinaggio alla gelateria per tutta la mattina fino al pomeriggio, quando ho staccato. I miei colleghi giovani non hanno potuto fare come al solito, hanno dovuto lavorare sodo. Io non sono riuscito ad aiutarli un gran che perché ho dovuto produrre la bellezza di 100 kg di gelato e risistemare altri 50 kg. Se fosse anche la metà di così tutti i giorni, quasi quasi ci farei un pensierino su, chiedendo di rilevare con un franchising il locale. Il problema è che queste giornate sono invece più uniche che rare, nel vero senso della parola: cioè Watson Bay è una località turistica, ma fuori mano e così il grosso dei turisti ci arriva solo durante le feste natalizie e di fine anno, tanto che le compagnie di trasporti quadruplicano la frequenza delle corse, organizzando anche un servizio d'ordine per tenere sotto controllo l'afflusso agli autobus. Il resto dei giorni invece è deserto, perché di turisti ce ne sono pochissimi, gli abitanti della zona sono pochi perché Watson Bay è un po' come la Beverly Hills di L.A., quindi popolata da gente molto ricca che vive in stupende ville e di clienti ce ne sono pochi. Infatti il locale è in perdita e non sappiamo se sopravviverà il prossimo anno.
Intanto oggi sono a casa aspettando il 31 ed il primo di gennaio, quando riprenderò a lavorare, mentre Dede con oggi ha ripreso, per interrompere di nuovo quando io inizio di nuovo. Lei invece non è molto lontano dal centro estetico, poiché Leichardt e Marrickville sono confinanti, infatti deve prendere solo un bus e farsi un pezzettino a piedi, passando accanto alla libreria anarchica di cui vi avevamo fatto vedere le foto.
In questi giorni in casa ci siamo solo noi e Gemma, mentre è assente l'altra ragazza, Natalie. Purtroppo abbiamo saputo da Gemma che sta per trasferirsi e dico purtroppo perché i motivi del suo trasloco non sono proprio tranquillizzanti. Lei, grande amica di Natalie, ci ha raccontato che la fanciulla si ubriaca tutti giorni quando torna da lavoro, mette musica alta, impedendo agli altri di dormire e si mangia il cibo altrui senza poi ripagartelo o ricomprarne altro!! Cazzo, questa proprio non ci voleva. Gemma, vedendoci sempre più preoccupati, ha poi teso a tranquillizzarci aggiungendo che tutto questo accadeva perché c'era Doz in casa, il ragazzo che ci ha lasciato il posto fino a maggio, con cui Natalie piaceva organizzare bevute e festini. In realtà noi non siamo per nulla rilassati, così abbiamo deciso che vedremo come andrà al ritorno di Natalie, dopodiché quando Gemma andrà via, cioé a metà o fine gennaio, se la situazione sarà veramente insostenibile, così come siamo entrati ce ne usciremo. E a quel punto sarà ostello in camera doppia fino al termine del visto.

Un po' di foto


 Bondi Beach

La medusa blu di Bondi Beach, non mortale come quella della Gold coast, ma il tentacolo lungo che vedete nella foto produce un dolore paragonabile a quello che procurerebbe un carbone ardente. Il problema è che quando vedete da lontano la  medusa, il suo tentacolo è probabilmente già lì per toccarvi!



 La strada sulla scogliera per andare a lavoro





Kookaburra 



sabato 22 dicembre 2012

Buon Natale dall'emisfero australe!

Ci siamo, siamo arrivati e vi sto scrivendo dalla nuova casa. E' una villetta con tre camere da letto disposte sulla sinistra del corridoio d'entrata a cui si accede attraverso una porta d'ingresso costruita in legno leggero e due vetrate colorate. La casa è dotata di due cortiletti, uno sulla strada ed il secondo all'estremo opposto, fornito di un tavolo per mangiare all'aperto, uno stendino per i panni, un barbecue e alcune piante grasse, disposte in scodelle, scarpe e anfibi improvvisati a vasi.
Il resto della casa, che si sviluppa in lunghezza da un cortile all'altro, è costituito da un salotto, una cucina, un lavanderia spaziosa adibita anche a sala fumatori, tutte ammobiliate con oggetti, mobili, poltrone, sedie raccatate in giro, dando come risultato finale un'atmosfera giovanile, creativa e carina. Sui muri si possono osservare poster e cartoline dedicate a gruppi musicali degli anni '70 (The Doors, Pink Floyd, etc..) o raffiguranti paesaggi mozzafiato nei posti più disparati del pianeta.
Quando ieri sera siamo arrivati, la casa era vuota poiché le nostre due coinquiline, Gemma e Natalie, sono andate dalle loro rispettive famiglie per le feste natalizie.
Ambedue australiane, la prima è di origine triestina, la seconda della Papua Nuova Guinea.
Ieri sera, dopo aver finito di lavorare alle 17.00, sia io che Dede ci siamo recati a casa di Stefania e Alex per prendere i bagagli. Per fortuna ci hanno accompagnati in macchina nella nostra nuova dimora, approfittandone così per fermarci a mangiare qualcosa insieme in un ristorante Vietnamita.
Perché il quartiere, Marrickville, vede una grossa presenza di Vietnamiti e cambogiani, arrivati qui in massa a causa delle rovinose guerre subite e combattute, ma anche per colpa di dittatori rossi folli. Loro, oltre a gestire ristoranti in cui puoi degustare una cucina ricca e variegata, hanno aperto moltissimi forni e pasticcerie. In effetti sanno fare dell'ottimo pane e degli ottimi dolci e questo lo avevamo potuto notare anche ad Auckland, quando i nostri amici Flavia e Jacopo ci avevano portato delle tortine di crema al limone da una pasticceria vietnamita. Il perché sappiano fare questo lavoro non è un mistero: potremmo dire che è l'unica cosa dolce che i francesi hanno lasciato in quel paese.
Ma Marrickville non è sempre stato un quartiere asiatico, anzi ancora si può notare la forte presenza della comunità che una volta imperava in queste strade, i greci. Infatti agli incroci o sulle panchine, quando ti avvicini a qualche persona anziana puoi sentire la musicalità della lingua ellenica, proprio come se ti trovassi in una delle isole del mare Egeo o Ionico, e ogni tanto vecchie scritte nell'inconfondibile alfabeto greco affiorano qua e là lungo Marrickville road, la strada principale della zona.
Ma le stratificazioni etniche e migratorie sono in realtà ben più complesse. Infatti i più antichi reperti umani ritrovati nella zona, risalgono a circa 7000 anni fa, ricordandoci che per millenni, questo entroterra attraversato dal fiume oggi denominato Cooks river, fu abitato dal popolo Cadigal, uno dei tanti popoli aborigeni che abitavano la zona di Sydney. Di loro penso non sia rimasto neanche più uno, poiché facendo una piccola e fugace ricerca, sono venuto a sapere che i Cadigal erano stimati intorno al centinaio di persone all'arrivo degli inglesi e dopo l'epidemia di vaiolo del 1789, qualche mese dopo l'arrivo delle prime navi di convitti a Sydney Cove, dei Cadigal ne erano rimasti solo 3 persone.
Il territorio, una volta chiamato Cadi, prese l'attuale nome quando un proprietario terriero inglese, di nome Thomas Chalder, decise di dargli il nome della sua città natia, appunto Marrick nel North Yorkshire.
Per circa un secolo il territorio vide il proliferare di queste proprietà, dedicate a diverse attività produttive, ma già verso la fine dell'Ottocento e l'inizio del Novecento, accolse la prima grande migrazione di poveri dall'Europa, gli Irlandesi. Costoro furono per qualche decennio la comunità predominante della prima vera e propria urbanizzazione di Marrickville, fino a quando a metà del XX secolo non divenne la zona a più alta concentrazione di greci di tutto il NSW.
Ancora oggi conserva le caratteristiche di un area urbana popolare, con supermercati, alimentari e ristoranti economici, ma nell'ultimo decennio la zona sta vedendo una nuova trasformazione, da quando molti giovani australiani l'hanno scelta come luogo di residenza, trasformandolo in un centro vivace da un punto di vista delle iniziative musicali e generalmente di ritrovo.
Oggi, domenica 23 dicembre, giornata degna di un vero e proprio ferragosto italiano per il caldo che fa, stiamo dedicando la giornata ad acquisti casalinghi ed ai preparativi natalizi. Dato che io lavorerò il 24, il 25 ed il 26, potremo festeggiare soltanto la vigilia di Natale domani sera, ma è necessario che prepari tutto in anticipo. Non cucinerò i piatti tradizionali, ma penso di buttarmi su un brasato, sperando di trovare tutti gli ingredienti giusti.
Buon Natale a tutti voi dall'emisfero australe!

giovedì 20 dicembre 2012

Amici

La settimana sta per finire e noi siamo in attesa, perché sabato entreremo nella nuova casa, mentre siamo ancora ospiti della famiglia di Stefania ed in particolare nella stanza della gentilissima Irene, sua figlia che, senza neanche sapere che faccia avessimo e solo sapendo che eravamo amici di Vittorio e Franca, ci ha concesso la sua stanza. E' la seconda volta che ci capita una cosa del genere in un anno: prima con Paola a Milano, la sorella di Francesco, poi adesso qui a Sydney.
La famiglia è composta appunto dalla madre, il suo compagno Alex, Irene ed un cane dai nomi più disparati (Chubby, bambi, bambina, etc...). Beh in realtà ci sarebbero molti altri componenti, come in tutte le famiglie moderne, ma ci vorrebbe veramente molto tempo e spazio per enumerarli tutti.
La loro casa si trova a Bondi Beach, una splendida spiaggia oceanica di Sydney, il che ci ha dato un paio di volte la possibilità di andare al mare a fare un bagno la mattina presto, prima di uscire per lavoro o la scuola.
Stefania con sua figlia è da tre anni in Australia, mentre Alex ci arrivò negli anni '70 quando era teenager, quindi ormai lo si può considerare australiano a tutti gli effetti. Vissuto per lungo tempo a Camberra, città che definisce di una noia mortale, è anche lui nuovo di Sydney. Lei è una guida turistica pluridecorata e con alle spalle viaggi incredibili ai poli del pianeta, lui invece lavora negli uffici del governo federale, ma nei momenti liberi tira fuori la sua anima rockettara e metal, suonando la chitarra elettrica in un complesso musicale. La fanciulla invece studia fotografia all'Università, e mentre sogna e progetta il suo futuro professionale, lavora come cameriera in alcuni locali del posto.
In questi giorni il mio pensiero è spesso andato a Vittorio e Franca, nostri comuni amici e spesso mi sono trovato a pensare che forse la cosa più bella dei nostri 12 anni vissuti a Milano sono proprio le amicizie che abbiamo stretto, le persone care che abbiamo conosciuto.
Sono tante, veramente tante le persone, i volti che riaffiorano alla mente, e adesso che ci penso, mi meraviglio da quanti sono e quanto sono stati, e lo sono ancora, importanti per noi. Noi siamo sinceramente affezionati a tutti loro. Non abbiamo lasciato solo Frejus a Milano, non abbiamo lasciato solo la famiglia in Italia, abbiamo lasciato tanti, tanti amici. E questi amici hanno pesato e pesano ancora nella nostra vita, segnano la qualità della nostra vita, dicono chi veramente siamo stati e siamo.
E adesso possiamo dire di avere nuovi amici anche qui, a Sydney.
Un caro abbraccio a tutti voi!

martedì 11 dicembre 2012

Backpackers-viaggiatori-emigranti

Sono oramai 5 giorni che siamo in ostello e davanti a noi si sta squadernando una realtà a cui ancora non avevamo posto attenzione. Il periodo estivo (australe) e natalizio sta vedendo un incremento dell'arrivo di turisti in Australia e questo è del tutto normale. Ma questo turismo, cioè il turismo giovanile, non è come il nostro. Non è il normale transito di viaggiatori, backpackers, saccoappelisti o come li vogliate chiamare. Tra loro, molti vedono in questo viaggio una chance per cambiare paese e vita. In gran parte forniti di un work&holiday visa, cercano lavoro nei settori più disparati, dall'ospitality  alle Farms, dal settore edilizio (impiego non solo maschile) al quello delle pulizie. Tutti in cerca di soldi, di esperienze, ma soprattutto di contatti. Ebbene si, contatti! Cioè qualcuno che ti faccia da sponsor, cioè l'unico modo per un lavoratore non altamente qualificato di poter lavorare e vivere in Australia con il working-visa, il nostro permesso di soggiorno.
E di storie ne stiamo sentendo tante ed in due lingue principalmente: inglese britannico e italiano con le inflessioni dialettali più disparate (e non solo meridionali). Si, perché almeno in questo ostello stiamo incontrando due nazionalità predominanti: inglesi e italiani. I primi provenienti da diverse parti dell'isola britannica (ma soprattutto da Manchester) i secondi dalle parti più disparate dello stivale.
Molti sono appena arrivati, ma molti altri sono qui da un anno o più, saltando da visto a visto, spesso pagando salatamente qualcuno che lo aiuti nel rinnovo dei propri documenti. Così come ci ha raccontato un ragazzo sardo che ha dovuto pagare un proprietario di un'azienda agricola affinché lo aiutasse ad ottenere il rinnovo dei suoi documenti.
Molti accettano condizioni lavorative dure (anche se in media noi europei, in confronto agli asiatici, siamo molto meno disposti a sopportare qualsiasi trattamento) con la speranza che la promessa dello sponsor possa realizzarsi. Salvo poi trovarsi però all'improvviso con il 'padrone' (so che è un termine inconsueto al giorno d'oggi) che ti volta le spalle, licenziandoti per di più. Anzi, non ha nemmeno bisogno di farlo, perché il contratto si chiama "Casual", che vuol dire "lavori-solo-quando-voglio-io".
Così salti di lavoro in lavoro, senza mai riuscire effettivamente a specializzarti bene e magari a far una vera carriera. Tanto qui il lavoro c'è! Infatti, da quel che ho potuto notare, non sono pochi neanche gli australiani che vivono questa condizione lavorativa. Passi la vita a fare i lavori più disparati. Il marito di Alzira, all'età di 65 anni, vende gli elettrodomestici via internet e per telefono. Ora, con tutto il rispetto, non mi sembra un gran che per uno della sua età! Eppure è così. Fin quando l'economia gira, un'occupazione la trovi sempre, magari puoi stare un paio di mesi inattivo, ma alla fine lo trovi. Il problema è che un'economia non può girare per sempre, le crisi esistono, sono esistite ed esisteranno sempre, e alcune di queste potrebbero essere anche di lunga durata (cioè una o due generazioni, se non più) e a quel punto chi ha passato la sua esistenza in questo modo, che cosa fa? Che lavoro potrebbe trovare senza una particolare specializzazione?
Questa regolamentazione del lavoro (o sarebbe meglio dire, mancanza di regolamentazione) è ormai in voga anche da noi da più di vent'anni. I nostri grandi economisti sono partiti dal presupposto che anche l'Italia dovesse assomigliare a questo modello. Alcuni, in totale malafede, sono arrivati a dirci che è proprio questo meccanismo a far girare l'economia. Io non ci capirò molto di economia, ma da quando è la marcia che inserisci a far muovere la macchina? Non è piuttosto il motore?
Altri, in buona fede, hanno pensato che una minore regolamentazione, cioè una marcia più leggera, potesse aiutare la nuova emergente economia, fatta di ricerca informatica e tecnologica, a far muovere  tutta la macchina! Solo che ciò non è mai avvenuto, la ricerca si fa in posti molto specifici nel mondo e la tecnologia viene materialmente costruita in Asia. E noi ci ritroviamo in quinta a motore spento. Ma che bravi questi economisti! Peccato che non sono mai loro a trovarsi senza un lavoro per mesi se non anni, a mangiarsi i risparmi della famiglia.
Qui per il momento le cose vanno avanti, non sono in grado di dire perché, ma penso che abbia molto a che fare con il settore minerario (uranio venduto a India e Cina!!). Molti ragazzi sono entusiasti, come è giusto che sia e come lo siamo anche noi anche se non siamo così giovani come loro, perché in fondo stiamo facendo esperienze, perché conosciamo gente nuova, posti nuovi, perché affrontiamo a viso aperto la vita, perché, come dicono loro, "Enjoy your life!", cioè goditi la vita!
Spesso molti di noi, backpeckers-viaggiatori-emigranti, ricevono dagli amici rimasti a casa messaggi di ammirazione o di invidia (in senso buono, intendo), per il fatto di trovarci in un posto migliore di quello che si è lasciato. Solo che, come tutti sanno (compreso gli amici rimasti a casa) il paradiso non esiste, almeno sulla terra, e quindi bisogna stare attenti alle fregature, rimboccarsi le maniche e qualche volte mandare giù bocconi amari, proprio come a casa.
Ad una compagna di classe di Dede è capitato un fatto abbastanza increscioso. Lei lavorava a nero come muratore per una ditta edilizia e veniva pagata ogni due settimane. Beh, la poverella oltre a farsi un discreto culo, l'altro ieri si è recata al cantiere e non ha trovato nessuno. Cioè la ditta ha chiuso i battenti ed è sparita, senza pagarle due settimane intere.
Ce ne sarebbe di materiale per dei novelli Wobbly non ancorati al passato! ma forse sono proprio io il nostalgico citando gli americani "itineranti" e sicuramente qualcosa di nuovo prenderà forma.

sabato 8 dicembre 2012

Prima notte

La prima notte in ostello, l'abbiamo trascorsa in dormitorio, io in una stanza, Dede in un'altra. E non perché siano divisi per genere, ma perché questi erano i posti a disposizione. Aspettando questa sera di passare in una stanza doppia.
Come era prevedibile, è stato difficile chiudere occhio, a causa della confusione generale nell'ostello. Piena di giovani da tutta europa, ubriachi e canterini hanno tenuto banco tutta la notte. Nella mia camerata c'erano: uno di Manchester, uno di Bergamo, un altro inglese ma non so di dove ed il quarto italiano.
Nonostante la confusione, ci sentiamo più sollevati, più leggeri e liberi. Ci sarà sporco, ma non sentiamo più quella cappa oppressiva ed asfissiante.

giovedì 6 dicembre 2012

Liberi

Finalmente alle ore 9.00 di questa mattina, abbiamo lasciato la casa di Alzira. E, cosa di non poca importanza, con tutta la nostra caparra, cioè 1200$. Anzi, per la precisione 1225 $, perché la signorina, come vi avevo raccontato, aveva incrementato il suo livello di stronzaggine acuta negli ultimi giorni e ogni volta che usciva dalla sua camera, sentenziava: "There is an extra-charge if you.....".
Quindi alla fine mi son fatto pagare il doppione delle chiavi che avevo fatto a mie spese e mi son fatto rendere 5$ dell'extra-charge su internet, visto la nostra partenza improvvisa.
E per chiudere in bellezza, ho post il mio sigillo: "Be aware, I took my precautions about our deposit! We are not lonely here in Sydney."
Così, oggi la signorina ci ha reso i soldi e ci ha scritto anche una lettera di referenza per le prossime case, che noi ovviamente non useremo.
Adesso abbiamo una settimana in un ostello e poi ospiti da un'amica, per la precisione un'amica di Vittorio e Franca, due nostri cari amici di Milano. Ogni tanto c'è bisogno di angeli protettori!
Dopo, cioè il 22 del corrente mese, entreremo nella nuova casa. Due giorni fa l'avevamo vista dopo una lunga giornata di ricerche e ieri l'abbiamo fermata. Il ragazzo che parte è australiano e condivide l'appartamento con due ragazze, una australiana di origini in parte triestine, l'altra della Papua Nuova Guinea.
Lui parte per un lungo viaggio in sud-america, cercando avventura tra le ande e tornerà proprio quando scade il nostro visto. Sembra perfetto.
Alcune volte non tutti i mali vengono per nuocere. Come ci ha detto Lyn: "She did you a favor!"

martedì 4 dicembre 2012

che stress!!

Che rompi coglioni! Lo so che tra i lettori ci sono miei ex-alunni, ma quando "ce vo' ce vo'"!
Ieri, dopo una lunga giornata di ricerca, torniamo a casa e troviamo lei che scende con il marito, figura insipida e pallida, dicendo: "se andate via domenica, ci sarà un extra da pagare!" E noi: "ok, don't worry!"
Oggi si alza e viene da me, "se vai via sabato dopo le 12 ci sarà un extra da pagare".
Arghhh, non ci ho visto, è ho fatto lo spilorcio anche io: "a questo punto mi dai indietro i soldi della chiave che ho fatto fare a mie spese, più i soldi di internet che ti ho pagato fino al 15 dicembre" "ahhh, non pensare che sia stupido, perché voglio indietro tutti i nostri soldi, abbiamo preso le nostre precauzioni su questo!".
Intanto quel che abbiamo trovato è abbastanza carino, ma si libera il 22 dicembre, quindi dovremo trovare una situazione transitoria fino a quel giorno.
In ostello una camera doppia costa in periodo natalizio anche 200 $ a notte. In dormitorio si può arrivare anche a 50$ a notte a testa. Cifre da capogiro. Vedremo...

lunedì 3 dicembre 2012

Nottataccia

Che nottataccia! Non siamo riusciti a dormire decentemente, un po' per il pensiero di dove andare, un po' perché la signorina ha deciso di camminare davanti alla nostra porta nel pieno della notte per la bellezza di qualche ora.
Noi dobbiamo andarcene, nel giro di una settimana, cioè entro venerdì o sabato. Non sarà semplice, perché tutto è pieno ed i prezzi sono più che raddoppiati. Ci stiamo avvicinando a Natale e una camera doppia in un ostello arriva a costare 200$ a notte e se scegliamo i dormitori le cose non vanno meglio, perché sono circa 50 $ a notte per persona.
Abbiamo domani tre appuntamenti per vedere delle camere in delle case, vedremo come saranno, ma è ovvio che dobbiamo prendere una decisione in tempi rapidi.
Purtroppo non abbiamo molto tempo per decidere, perché la situazione è insostenibile qui in casa ed è meglio andarsene. E speriamo con caparra.

sabato 1 dicembre 2012

Il vaso è colmo

Quando è troppo, è troppo. Così oggi, non ce l'ho fatta più e le ho detto apertamente in faccia che è una maleducata.
Ieri sera ha toccato il limite della mia sopportazione con l'ennesimo suo gesto di disprezzo. A raccontarlo potrebbe sembrare piccola cosa ma in realtà, atto dopo atto, goccia dopo goccia, il vaso si è colmato.
Dato che la signorina non ama avere nessuno tra le palle in cucina quando c'è lei, siamo costretti a fare i turni per mangiare. Se ci siamo prima noi, dobbiamo fare veloci, se non vuoi vedertela sbucare all'improvviso in sala da pranzo, passandoti davanti, occupando gli spazi e impedendoti di continuare a desinare. Ma se è lei a mangiar prima, è finita, puoi attendere anche un'ora e mezzo e non ti puoi far vivo prima, se non vuoi litigare.
Inoltre non ha pentole, stoviglie, piatti, posate; intendo che le sole cose che ha, le raccatta per strada e la raccolta non sempre va bene, qualche volta trovi qualcosa in un buono stato, altre volte invece trovi robaccia. E lei raccatta tutto. Così ha una padella schifosa e una buona, ma un solo coperchio. Un pentolino decente ed uno che fa letteralmente schifo, completamente bruciato. E così via...
Se alla fine del tuo pasto, non lavi la roba, l'altro non può cucinare: è semplice, si tratta di rispetto e buona educazione.
Ieri sera, per la seconda volta in una settimana, la signorina ha pensato che era troppo stanca, così ha lasciato tutto completamente sporco.
In più, quando è scesa sotto, nella sala da pranzo dove noi eravamo a mangiare e preparare, andando via ci ha pure spento la luce, lasciandoci al buio e quando io le ho chiesto in modo corretto ma secco di riaccendere la luce, lei lo ha fatto sbuffando e sbattendo i piedi per terra.
Così stamane, ha continuato e a quel punto ho sbottato, dicendole appunto che è una maleducata e che la prossima settimana avremmo rimesso in discussione la nostra permanenza nella casa. Al che ci ha risposto che non c'è nulla da discutere, perché è lei a metterci fuori, dandoci tre settimane.
Noi, di tutta risposta, l'abbiamo rimbrottata, dando la nostra assoluta disponibilità a lasciare anche in tempi più brevi la casa, a patto che ci restituisca tutti i soldi della caparra.
A parole si è detta d'accordo e spero tanto che non sorgan ulteriori problemi, perché altrimenti dovremmo ricorrere alle minacce di un legale (la mia studentessa Lyn, che si è già resa disponibile ad intervenire in caso ci fosse bisogno).
Così da oggi, siamo ufficialmente di nuovo in cerca di una stanza, ad un prezzo abbordabile per accoglierci e darci quella tranquillità che qui non siamo riusciti a trovare.
Che strano, ad Auckland avevamo trovato addirittura un appartamento a poco, ma eravamo senza lavoro, qui abbiamo un'occupazione, ma ancora con la casa non ci siamo.

Pipistrelli

Questa sera, dopo aver mangiato e dopo aver dovuto sopportare l'ennesima sgarberia da parte della padrona di casa, che si conferma ancora una volta una perfetta villana maleducata, io e Dede siamo andati a farci una passeggiata a piedi nudi, in perfetto stile britannico (e quindi australiano), per le strade ed i parchetti che costeggiando la baia. Ad un certo punto ci siamo ritrovati sotto gli alberi e abbiamo sentito prima degli stridolii, poi abbiamo visto delle ombre di uccelli volteggiare per l'aria. In realtà non erano uccelli, ma bensì pipistrelli o per la precisione Volpi volanti. Con una apertura alare grande quanto il mio braccio, un corpo coperto da una pelliccia e delle ali membranose si muovevano con una traiettoria regolare nel celo, al contrario dei nostri piccoli pipistrelli europei, che volano a zig-zag a causa del loro sistema "radar".
Due foto riprese da internet, visto che di notte non riusciamo a fotografarli.





venerdì 30 novembre 2012

A spider in the Kitchen

Ieri sera, tornando da scuola e rincasando tardi, Dede mi ha chiamato con voce allarmata. Io, che stavo in camera al piano di sopra, un po' scocciato, sono sceso giù, quando ho visto ciò che Dede stava fissando innoridita: una bestia scura e pelosa, con le sue zampe articolate, comodamente stava sulla bianca parete della cucina. Non so quale fosse (probabilmente la seconda fotografia), ma era veramente impressionante. Abbastanza grande e cicciotto da coprire il palmo della mia mano, ha completamente soddisfatto le nostre aspettative. Erano mesi che aspettavo un incontro con uno di questi animaletti.

Wolf spider 

Brown trapdoor spider


sabato 24 novembre 2012

55 giorni all'alba!

Ci sono volute 8 settimane. O si potrebbe dire per la precisione 55 giorni.
Ma alla fine ce l'ha fatta!
A noi è sembrato un periodo lungo, troppo lungo, tanto che in alcuni momenti abbiamo rimesso in discussione seriamente la nostra permanenza in questa città.
Ma alla fine, ci è riuscita!
Alcune persone ci hanno detto che in realtà ci ha messo poco, che il tempo che ci ha impiegato non è tanto. Altre persone, a quanto dicono, hanno dovuto attendere molto di più per ottenere lo stesso risultato.
Lei, in poco meno di 2 mesi, è riuscita a sbloccare la situazione.
Dede ha finalmente trovato un lavoro.
Ovviamente vale la stessa regola che vale per me. Si tratta di lavoro casual, quindi per il momento va considerato un inizio, ma un inizio è pur sempre un punto di partenza!
Non è stato per nulla semplice: decine di curriculum portati a giro o spediti attraverso appositi siti internet. Cinque colloqui di lavoro, nei posti più disparati: dalla City al quartiere francese, dalle spiagge oceaniche del nord (1h e mezzo di autobus, che per Sydney è un tempo lungo) al quartiere italiano. Uno dopo l'altro i colloqui si susseguivano e non davano i risultati sperati: i manager esprimevano apprezzamenti per le capacità di Dede, la provavano con massaggi o altro, ma poi le mandavo SMS in cui spiegavano la loro decisione negativa. E il motivo era sempre quello: l'inglese.
Non tutti sono stati così, ha incontrato anche chi ha avuto la faccia tosta di chiederle soldi per un periodo di prova di una settimana, la bellezza di 600 $, cioè poco più di 500€.
C'è stato anche chi ha chiamato per telefono chiedendo un incontro immediato e, alla richiesta di Dede di darle un'ora e mezzo di tempo per permetterle di tornare a casa dalla corsa, farsi una doccia e raggiungere il negozio, si è sentita rispondere che se voleva veramente il lavoro doveva correre subito in mezz'ora.
Ma alla fine, ce l'ha fatta.
Nel pieno del quartiere italiano, nella strada principale del rione, dove si affacciano la costosissima scuola privata bilingue (retta dell'asilo: 150 $, cioè circa 120€, al giorno), l'associazione di comunità e un giornale in lingua italiana (con testata terribilmente destroide), e una moltitudine di ristoranti, bar e locali gestiti da italo-australiani, lì c'è questo centro estetico.
Come l'abbiamo trovato?
Beh, come spesso accade in questi casi, in un momento di particolare demoralizzazione, o giramento dei cosiddetti da parte di Dede, io mi sono messo al computer e ho inserito nella bocca del moderno oracolo virtuale quattro paroline magiche: spa, beauty therapist, Leichardt. La risposta è stata come al solito una confusa e lunga lista di link. Lì tra i primi quattro risultati, c'era il collegamento al sito internet di questo centro. Carino, completo, ma non dava alcun segno che avessero bisogno di personale, così ho utilizzato lo spazio appositamente predisposto per i clienti che vogliono prendere degli appuntamenti o fare delle richieste particolari, per avanzare la proposta di Dede. Il messaggio era ripreso del suo curriculum, cioè una presentazione molto semplice e lineare:
"Salve, sono Sylvie, un'estetista italiana con origini dall'Africa occidentale, 12 anni di esperienza, bla, bla, bla..."
Finito di scrivere, ho cliccato il tasto invio. Così dopo due, tre giorni, Dede si vede arrivare la risposta da questo centro che la invitava a chiamare per telefono per fissare un appuntamento.
La proprietaria è una signora ischitana, che vive in Australia ormai da diversi decenni e ha diverse attività in giro per Sydney. Segue il centro con l'aiuto di sua figlia che è nata qui in Australia, e quindi parla l'italiano e l'inglese.
Non so cosa abbia giocato di più a suo favore: la sua esperienza, le sue qualifiche o la particolarità di appartenere alla moderna e giovane Italia, multietnica e multiculturale. Sta di fatto che ha fatto colpo!
Molte di queste persone hanno lasciato la nostra penisola quando l'Italia era ben diversa da oggi: più povera, con meno risorse, ma soprattutto abitata quasi esclusivamente da italiani, eccetto le minoranze linguistiche storiche.
Quindi vedere una giovane donna provenire dall'Italia di oggi, con la pelle scura e lucente come la luna ed i capelli soffici come la lana, meraviglia, emoziona e per le persone di una certa apertura mentale, inorgoglisce anche.
Inoltre Dede ha una professionalità unica ed uno charme particolare a lavoro, che attira e strega allo stesso tempo. Alcune volte penso che dentro di lei viva lo spirito di suo nonno, il padre di sua madre, che nel villaggio dell'entroterra togolese, aveva un ruolo particolarmente importante: era un guaritore.
Non so cosa sia, ma le sue mani hanno un certo potere, una certa energia; sarà il calore che sprigionano, sarà il tocco, ma è enormemente piacevole sentirsi accarezzare da lei. Ovviamente io son di parte, ma pare che anche molti clienti lo siano.
E poi c'è la sua esperienza che conta; infatti la proprietaria ha da poco comprato un macchinario che viene dall'Europa, utile per un trattamento particolare e sembra che sia una novità assoluta per Sydney. Quando la titolare, tutta orgogliosa, lo ha mostrato a Dede, lei lo ha riconosciuto subito, perché in Italia lo si usa da alcuni anni. La signora quasi stentava a crederci, perché loro stanno cercando di capire come funziona e dovrebbero istruire il personale nel suo utilizzo. Così hanno chiesto a Dede di fare subito una dimostrazione su di loro e lei, non solo lo ha fatto, ma ha anche mostrato quali fantasie si possono fare con la suddetta macchina. Così, dopo qualche ora di prova in cui le hanno semplicemente fatto vedere come funziona il loro centro, quali sono le loro regole, le procedure e altre cose, sabato ha iniziato la sua nuova esperienza. Per il momento sarà solo il fine settimana, poi sta per andare via un'altra ragazza polacca a cui scade il suo student visa e Dede prenderà il suo posto.
Ahh, dimenticavo: è stata promossa nella scuola, dalla classe elementary è passata alla pre-intermediate e adesso va a scuola nelle ore serali, il che ci permette di risparmiare un bel po' di soldi. Ma questa storia, ve la racconteremo un'altra volta.

mercoledì 21 novembre 2012

Angiolieri/De Andrè: didattica dell'Ipotetica


Una lezione per Lyn

Periodo Ipotetico

E’ composta da una proposizione (clause) principale ed una subordinata . Questo periodo (phrase) esprime un’ipotesi che può essere di tre tipi: realtà, possibilità e irrealtà.



Realtà

Se hai tempo, vai al cinema.                    
 Verbo: indicativo presente + indicativo presente
Se oggi finisci il lavoro, domani andrai al cinema.        
 Verbo: indicativo presente + indicativo _____________
Se avrai tempo, andrai al cinema.         
Verbo: indicativo ___________ + indicativo ____________
Se hai sbagliato, pagherai.                     
Verbo: indicativo passato prossimo + indicativo _____________

Esprime un’ipotesi reale

Possibilità

Se avessi tempo, andrei al cinema           
Verbo: Congiuntivo imperfetto + condizionale presente
Andrei al cinema, se avessi tempo           
Verbo: condizionale presente + congiuntivo imperfetto

Esprime una possibilità teorica

ATTENZIONE:
NON SI PUO’ DIRE  Se avrei tempo, andrei al cinema
NON SI PUO’ DIRE Se avessi tempo, andassi al cinema


Esercizio
Completa la frase

Se mangi troppo zucchero,
Se non ti alzi presto,

Se io fossi maschio,
Se io fossi Primo Ministro,







Cecco Angiolieri (Siena, 1260 – Siena 1312 circa) appartiene alla “scuola” dei poeti comico-realistici e giocosi del tempo. Lo dimostra il sonetto che proponiamo qui di seguito.

S'i fosse fuoco[1], arderei[2] 'l mondo;
s'i fosse vento, lo tempestarei[3];
s'i fosse acqua, i' l'annegherei[4];
s'i fosse Dio, mandereil' en[5] profondo;
s'i fosse papa, allor serei giocondo[6],
ché[7] tutti cristiani imbrigarei[8];
s'i fosse 'mperator[9], ben lo farei;
a tutti tagliarei[10] lo capo a tondo[11].
S'i fosse morte, andarei[12] a mi' padre[13];
s'i fosse vita, non starei con lui;
similemente faria[14] da mi' madre.
Si fosse Cecco com'i'[15] sono e fui,
torrei[16] le donne giovani e leggiadre[17]:
le zoppe e vecchie lasserei[18] altrui[19]. 

Leggi prima il testo e impara le parole difficili.
Ascolta la canzone di De Andrè, con il testo del sonetto di fronte.
Riconosci i periodi ipotetici?
Prova a parafrasare il sonetto di Cecco, cambiando le parole.



[1] Se io fossi ( Congiuntivo imperfetto del verbo essere)
[2] Arderei= brucerei (Condizionale presente di ardere)
[3] Tempesterei (Condizionale presente del verbo tempestare)
[4] Condizionale presente di annegare
[5] l’ en= nel
[6] giocondo= felice
[7] ché= perché
[8] imbrigarei= ingannerei, imbroglierei (sono tutti condizionali presenti)
[9] = imperatore
[10] taglierei (condizionale presente di tagliare)
[11] taglierei lo capo a tondo= taglierei la testa in un colpo
[12] andarei= andrei (condizionale del verbo irregolare andare)
[13] = da mio padre
[14] faria= farei (condizionale presente del verbo fare)
[15] com’i’= come io
[16] torrei= prenderei (condizionale presente di prendere)
[17] leggiadre= graziose, belle
[18] lasserei= lascerei (condizionale presente di lasciare)
[19] altrui= agli altri

A testa in giù!!

Sorprendente!!! Ieri sera, Dede mi ha chiamato fuori per vedere le stelle ed in effetti era una serata adatta, perché appena sono uscito, sopra di noi si apriva un manto di colore blu scuro, illuminato da uno sciame stelle ben visibili. Così, mano nella mano, abbiamo cominciato ad osservare a naso all'insù il cielo australe e ad un certo punto, sopra di noi, è apparso Orione: bello, lucente, visibile con la sua cintura e la sua spada appena pronunciata, con le braccia aperte in segno di saluto. Solo che era strano, diverso, non era il solito Orione. Cos'era?!
"Ma certo!" dopo un attimo abbiamo compreso, "E' a testa in giù!"
O siamo noi a testa in giù?
Come sempre, in questo universo, dipende dai punti di vista.

lunedì 19 novembre 2012

Aussie

Ieri, per la prima volta da quando siamo arrivati a Sydney, siamo stati a pranzo a casa di una coppia di australiani. Abbiamo ricevuto l'invito dalla mia studentessa, l'avvocato, e ci ha ricevuto con suo marito nel suo bellissimo giardino in compagnia anche del simpaticissimo George, il pappagallo bianco con cresta color zolfo che Lyn, questo è il suo nome, ha adottato.
Sono due persone molto carine e gentili e ci hanno offerto un pranzo eccezionale, a base di salmone e varie altre portate semplici ma ottime. Il marito, Edward, è un medico in pensione che esercita la sua professione volontariamente solo due volte la settimana per tenersi in esercizio. La moglie lo vorrebbe costringere ad imparare l'italiano, facendo lezione con me, ma lui non ne ha la minima intenzione e fa resistenza attiva. Gli piace andare in Italia, condivide con la moglie una passione smisurata, e forse esagerata, per la cultura del nostro paese e comprende anche qualcosa della nostra lingua, ma si rifiuta ostinatamente di parlare o studiare l'italiano.
All'inizio, quando ci hanno fatto accomodare, ci sono stati degli attimi di silenzio un po' imbarazzanti. Avete presente quando nessuno sa cosa dire e chi prova a rompere il ghiaccio lo fa iniziando a parlare di argomenti scontati e banali? Ecco, una cosa del genere, ma poi abbiamo cominciato ad ingranare e a rodare e la discussione è partita sui temi più disparati.
La loro casa è stupenda, risale al 1880, ed è costruita totalmente in pietra, con un giardino davanti e dietro, dove si trova una fontana circolare senz'acqua, al cui centro c'è una copia di un putto del Verrocchio, di cui l'originale si troverebbe esposto al Palazzo Vecchio a Firenze.
La mia sensazione personale sulla giornata è stata particolare, perché è come se avessi vissuto un déjà vu. E' stato come se le ore passate con Lyn e Edward avessero qualcosa in comune con altre esperienze del passato. Poi sono riuscito a mettere a fuoco che c'era qualcosa che mi ricordava molto le volte in cui sono stato in compagnia della famiglia di Cosima. Ma non perché siano uguali di carattere, ma perché c'era qualcosa che li accomunava. Ci ho pensato tutto il giorno: non il lavoro, non la vocazione artistica, niente di tutto ciò. Alla fine mi sono reso conto di cosa fosse: sono anglosassoni, sono britannici, insomma sono di cultura inglese anche loro, e porca miseria se non si vede. Secondo me gli australiani hanno conservato un'impronta britannica inconfondibile, che per nulla si può rintracciare negli americani, nonostante anche quest'ultimi fossero una volta una colonia di sua maestà. Lo si vede da ciò che mangiano, lo si percepisce dal senso dello humour, lo si può notare dalla loro correttezza ma anche dalla loro estrema riservatezza. Certo sono australiani, non sono uguali agli inglesi, ma il legame e l'impronta c'è.
P.S.: Oggi son tornato a lavoro ed il manager-store, ancora scacchiato per i conti che non tornano, questa mattina aveva un motivo in più per essere di malumore. Il big boss gli ha vietato di mettere la musica che piace a lui nel negozio, obbligandolo ad usare solo la colonna sonora della compagnia, cioè una sequela infinita di canzoni italiani d'epoca. Oggi indovinate cosa avevamo? "Finché la barca va, lasciala andare, finché la barca va, tu non remare"...
Non male eh!

mercoledì 14 novembre 2012

Pulizie generali

In via del tutto straordinaria e sotto mia proposta, ieri mi sono recato a lavoro per 5  ore circa anche se non era previsto dal piano del manager.
Il fatto, a me gradito, è dovuto alla situazione di crisi che sta vivendo il negozio ed in particolare il profondo stato di demoralizzazione del ragazzo che lo gestisce. Dopo le ultime lamentele di alcuni clienti, è venuto a sapere dal mega-manager, con cui ha un pessimo rapporto, che uno di questi ha deciso di sporger denuncia alle autorità sanitarie locali. Questo perché ha visto uno dei dipendenti, affondare ripetutamente il suo cucchiaino nel gelato in esposizione dopo averlo messo in bocca e leccato bene bene. Tra me e me, mi son detto: "ma cosa vi aspettate da dei ragazzini di 14-15 anni!? E' ovvio che questi passino il tempo mettendo le mani nei gelati!". E a dir il vero, più volte li ho visti con facce fameliche ed espressioni furtive, infilare il cucchiaino nel barattolo della nutella. Ovviamente fin quando lo fai davanti al tuo collega è un conto, ma quando non riesci a resistere alla tentazione a tal punto da farti beccare pure dai clienti, c'è solo una ragione....
In ogni caso, lunedì alla fine del mio turno, sposto il mantecatore e dietro trovo incrostazioni di gelato misto a polvere e cadaveri di scarafaggi. Uno schifo indescrivibile! Mi volto, guardo negli occhi il manager-store e gli dico: "Se arriva un controllo adesso, qui si chiude!"
Lui è letteralmente crollato, ha abbassato la testo e ha cominciato a ringhiare. A quel punto mi è venuta un'idea e in punta di piedi ho cominciato ad esporgliela: " Ascolta Marc, ho un'idea! Io te la dico, poi vedi tu, sei tu il gestore, se ti piace la metti in pratica, altrimenti niente". Così gli ho spiegato che avrebbe potuto scegliere un giorno della settimana in cui usualmente arrivano meno clienti, in modo tale da poter tenere chiuso per metà giornata e permettere a noi due, solo noi due, di fare pulizie generali. Il motivo dell'esclusione degli altri colleghi è molto semplice: nessuno vuole fare le pulizie, nessuno vuole infilare le mani nello sporco, nessuno è abituato a pulire, ma vogliono solo servire i gelati, ed in più, tra un cliente ad un altro, farsi delle scorpacciate. E Marc non riesce a far capire a questi ragazzi che non ci si può rifiutare di pulire, dopo aver sporcato. Sembra incredibile, ma così è.
Così ci siamo ritrovati ieri io e lui, chini a scrostare il pavimento, a spostar frigoriferi, a lucidare mensole e così via. A metà giornata, quando oramai erano passate 4 ore, io gli ho chiesto fino a che ora saremo andati avanti, facendogli presente che purtroppo ho un massimo di ore che non posso superare a causa delle restrizioni sul mio visto.
Al che, con aria meravigliata e un po' scocciata, mi risponde che lui era lì come volontario, che non avrebbe segnato nulla, e di decidere da solo cosa avessi voluto fare.
Io sono rimasto esterrefatto, sbigottito, ed in pochi secondi mi è salito il sangue al cervello. Ma come! Non riesci a far tenere pulito il locale, rimani inerme di fronte ai problemi, ti offro una soluzione prestandoti la mia disponibilità, e tu mi ripaghi cercando di non volermi pagare?!
Ho fatto un bel respiro e senza rispondere in modo volgare, gli ho fatto presente che per me quello è un lavoro, e pulire, al contrario dei miei colleghi, lo considero una mansione che rientra nel nostro contratto e quindi devo essere pagato.
Così ho detto e così ho fatto, al termine del mio turno, sono andato nell'ufficio e ho aggiunto alla tabella le ore in più in questa settimana. Staremo a vedere cosa troverò nella busta paga della prossima settimana.

martedì 13 novembre 2012

Tram-tram

Le settimane cominciano a scorrere con un ritmo sempre più costante. Dede va a scuola dal lunedì al venerdì, io lavoro due giorni interi a settimana, il lunedì ed il venerdì, mentre il martedì, il mercoledì e giovedì sono riuscito per il momento ad occuparli con la scuola di lingue e le lezioni private.
Ci alziamo la mattina molto presto, verso le 6, facciamo una colazione veloce e ci prepariamo per uscire. Quando vado in gelateria esco per primo e corro verso la fermata dell'autobus che mi porta nella City, dove poi salgo sul secondo mezzo, il 324 o il 325, in direzione Watson Bay. Il bus attraversa diversi quartieri, lungo tutto il litorale che costeggia l'enorme foce ad estuario del fiume Paramatta, dove un tranquillo specchio d'acqua bagna e si insinua nelle numerosissime insenature della città, prima di aprirsi al freddo ed immenso blu dell'Oceano Pacifico. E' tra queste insenature che la prima flotta di convitti trovò riparo, è in una di queste baie, chiamata Sydney cove, che sorse il primo nucleo abitato dell'odierna città, dove ancora oggi si trova il quartiere più antico, storico e suggestivo della città.
Watson Bay è l'ultima fermata, l'ultima baia prima del grande blu, anzi è proprio l'ultimo lembo di terra che fa da argine alle correnti oceaniche e al vento perenne della costa, dando protezione all'intera città con la sua alta, suggestiva e notoria scogliera .
A quell'ora di mattina si vedono le persone che corrono e si recano a lavoro: prima uomini e donne distinti, ben vestiti e pronti per recarsi nei loro uffici nella City, successivamente il bus si riempie di studenti in uniforme, qui obbligatoria fino alle scuole superiori, e di lavoratori, in prevalenza filippini, che si recano nelle ville per svolgere le loro mansioni. Ogni tanto si intravede qualche turista mattutino, facilmente riconoscibile dal vestiario, visibilmente vacanziero  ma  più che altro dai numerosi oggetti che portano, come macchina fotografica, carte topografiche, etc... Tra questi, la maggioranza è americana e tedesca, ma ci sono anche degli italiani, sempre in coppie spesso prese in difficili trattative di mediazione tra le diverse mete da dover visitare.
In gelateria le cose non vanno benissimo. Il manager è visibilmente provato e sottopressione per gli scarsi risultati che sta ottenendo. Inoltre, la scorsa settimana ha ricevuto ben due richiami per le lamentele di due clienti: una riguardo la musica troppo alta, l'altra, ben più seria, per la scarsa igiene. Purtroppo si sta sempre incupendo e ieri ha commesso anche un errore, spedendo a tutto il personale del negozio, non solo la tabella riepilogativa dei nostri turni di lavoro settimanale, ma anche lo schema con tutti i nostri stipendi, compreso il suo, oltre ai suoi piani industriali per cercar di risalir la china.
I problemi sono diversi: siamo in tanti, molti sono under 16 anni, mancando quindi non tanto di esperienza ma spesso anche di maturità elementare per poter lavorare in un posto come una gelateria, lavoriamo tutti due tre giorni la settimana. All'inizio pensavo che fossi solo io ad avere così poche ore, poi mi sono reso conto che questa è una situazione generalizzata e non solo nella gelateria. Infatti anche nel bar dove avevo lavorato all'inizio c'erano diversi dipendenti e tutti avevano al massimo due tre turni e di conseguenza tutti avevano anche due o tre lavori. E' infatti un'abitudine loro quella di assumere del personale non per tutta la settimana, ma solo per qualche giorno. Anche tra gli stessi lavoratori dipendenti è abitudinario possedere 4 o 5 lavori contemporaneamente.
Sabato invece abbiamo fatto i turisti, attraversando tutto l'Anzac Bridge, ci siamo recati a piedi nel centro storico, arrivando fino al più antico nucleo cittadino, proprio su Sydney Cove. E' un promontorio roccioso, su cui sorge un quartiere chiamato The Rock (La Rocca), e rappresenta ciò che rimane della vecchia Sydney ottocentesca, salvata alla furia distruttiva degli anni 60, quando cominciarono a radere al suolo tutte le vecchie costruzioni in pietra dell'epoca vittoriana per far posto ai grattacieli super moderni che oggi caratterizzano lo skyline della città. Infatti, entrando a The Rock, si ha quasi l'impressione di trovarsi improvvisamente in Europa, per la precisione in una Londra di duecento anni fa: vicoli stretti tipici dei quartieri popolari, palazzi in pietra, pub, hotel e locande. Tra queste c'è anche il più vecchio Pub-hotel della città, (1837), in un grazioso palazzo d'epoca.
Continua...