Ci siamo, siamo arrivati e vi sto scrivendo dalla nuova casa. E' una villetta con tre camere da letto disposte sulla sinistra del corridoio d'entrata a cui si accede attraverso una porta d'ingresso costruita in legno leggero e due vetrate colorate. La casa è dotata di due cortiletti, uno sulla strada ed il secondo all'estremo opposto, fornito di un tavolo per mangiare all'aperto, uno stendino per i panni, un barbecue e alcune piante grasse, disposte in scodelle, scarpe e anfibi improvvisati a vasi.
Il resto della casa, che si sviluppa in lunghezza da un cortile all'altro, è costituito da un salotto, una cucina, un lavanderia spaziosa adibita anche a sala fumatori, tutte ammobiliate con oggetti, mobili, poltrone, sedie raccatate in giro, dando come risultato finale un'atmosfera giovanile, creativa e carina. Sui muri si possono osservare poster e cartoline dedicate a gruppi musicali degli anni '70 (The Doors, Pink Floyd, etc..) o raffiguranti paesaggi mozzafiato nei posti più disparati del pianeta.
Quando ieri sera siamo arrivati, la casa era vuota poiché le nostre due coinquiline, Gemma e Natalie, sono andate dalle loro rispettive famiglie per le feste natalizie.
Ambedue australiane, la prima è di origine triestina, la seconda della Papua Nuova Guinea.
Ieri sera, dopo aver finito di lavorare alle 17.00, sia io che Dede ci siamo recati a casa di Stefania e Alex per prendere i bagagli. Per fortuna ci hanno accompagnati in macchina nella nostra nuova dimora, approfittandone così per fermarci a mangiare qualcosa insieme in un ristorante Vietnamita.
Perché il quartiere, Marrickville, vede una grossa presenza di Vietnamiti e cambogiani, arrivati qui in massa a causa delle rovinose guerre subite e combattute, ma anche per colpa di dittatori rossi folli. Loro, oltre a gestire ristoranti in cui puoi degustare una cucina ricca e variegata, hanno aperto moltissimi forni e pasticcerie. In effetti sanno fare dell'ottimo pane e degli ottimi dolci e questo lo avevamo potuto notare anche ad Auckland, quando i nostri amici Flavia e Jacopo ci avevano portato delle tortine di crema al limone da una pasticceria vietnamita. Il perché sappiano fare questo lavoro non è un mistero: potremmo dire che è l'unica cosa dolce che i francesi hanno lasciato in quel paese.
Ma Marrickville non è sempre stato un quartiere asiatico, anzi ancora si può notare la forte presenza della comunità che una volta imperava in queste strade, i greci. Infatti agli incroci o sulle panchine, quando ti avvicini a qualche persona anziana puoi sentire la musicalità della lingua ellenica, proprio come se ti trovassi in una delle isole del mare Egeo o Ionico, e ogni tanto vecchie scritte nell'inconfondibile alfabeto greco affiorano qua e là lungo Marrickville road, la strada principale della zona.
Ma le stratificazioni etniche e migratorie sono in realtà ben più complesse. Infatti i più antichi reperti umani ritrovati nella zona, risalgono a circa 7000 anni fa, ricordandoci che per millenni, questo entroterra attraversato dal fiume oggi denominato Cooks river, fu abitato dal popolo Cadigal, uno dei tanti popoli aborigeni che abitavano la zona di Sydney. Di loro penso non sia rimasto neanche più uno, poiché facendo una piccola e fugace ricerca, sono venuto a sapere che i Cadigal erano stimati intorno al centinaio di persone all'arrivo degli inglesi e dopo l'epidemia di vaiolo del 1789, qualche mese dopo l'arrivo delle prime navi di convitti a Sydney Cove, dei Cadigal ne erano rimasti solo 3 persone.
Il territorio, una volta chiamato Cadi, prese l'attuale nome quando un proprietario terriero inglese, di nome Thomas Chalder, decise di dargli il nome della sua città natia, appunto Marrick nel North Yorkshire.
Per circa un secolo il territorio vide il proliferare di queste proprietà, dedicate a diverse attività produttive, ma già verso la fine dell'Ottocento e l'inizio del Novecento, accolse la prima grande migrazione di poveri dall'Europa, gli Irlandesi. Costoro furono per qualche decennio la comunità predominante della prima vera e propria urbanizzazione di Marrickville, fino a quando a metà del XX secolo non divenne la zona a più alta concentrazione di greci di tutto il NSW.
Ancora oggi conserva le caratteristiche di un area urbana popolare, con supermercati, alimentari e ristoranti economici, ma nell'ultimo decennio la zona sta vedendo una nuova trasformazione, da quando molti giovani australiani l'hanno scelta come luogo di residenza, trasformandolo in un centro vivace da un punto di vista delle iniziative musicali e generalmente di ritrovo.
Oggi, domenica 23 dicembre, giornata degna di un vero e proprio ferragosto italiano per il caldo che fa, stiamo dedicando la giornata ad acquisti casalinghi ed ai preparativi natalizi. Dato che io lavorerò il 24, il 25 ed il 26, potremo festeggiare soltanto la vigilia di Natale domani sera, ma è necessario che prepari tutto in anticipo. Non cucinerò i piatti tradizionali, ma penso di buttarmi su un brasato, sperando di trovare tutti gli ingredienti giusti.
Buon Natale a tutti voi dall'emisfero australe!
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