Odissea, Libro I

'Many were the men whose cities he saw and whose mind he learned'

'Di molte genti vide le città e la lor indol conobbe'
Odissea Libro I

martedì 11 dicembre 2012

Backpackers-viaggiatori-emigranti

Sono oramai 5 giorni che siamo in ostello e davanti a noi si sta squadernando una realtà a cui ancora non avevamo posto attenzione. Il periodo estivo (australe) e natalizio sta vedendo un incremento dell'arrivo di turisti in Australia e questo è del tutto normale. Ma questo turismo, cioè il turismo giovanile, non è come il nostro. Non è il normale transito di viaggiatori, backpackers, saccoappelisti o come li vogliate chiamare. Tra loro, molti vedono in questo viaggio una chance per cambiare paese e vita. In gran parte forniti di un work&holiday visa, cercano lavoro nei settori più disparati, dall'ospitality  alle Farms, dal settore edilizio (impiego non solo maschile) al quello delle pulizie. Tutti in cerca di soldi, di esperienze, ma soprattutto di contatti. Ebbene si, contatti! Cioè qualcuno che ti faccia da sponsor, cioè l'unico modo per un lavoratore non altamente qualificato di poter lavorare e vivere in Australia con il working-visa, il nostro permesso di soggiorno.
E di storie ne stiamo sentendo tante ed in due lingue principalmente: inglese britannico e italiano con le inflessioni dialettali più disparate (e non solo meridionali). Si, perché almeno in questo ostello stiamo incontrando due nazionalità predominanti: inglesi e italiani. I primi provenienti da diverse parti dell'isola britannica (ma soprattutto da Manchester) i secondi dalle parti più disparate dello stivale.
Molti sono appena arrivati, ma molti altri sono qui da un anno o più, saltando da visto a visto, spesso pagando salatamente qualcuno che lo aiuti nel rinnovo dei propri documenti. Così come ci ha raccontato un ragazzo sardo che ha dovuto pagare un proprietario di un'azienda agricola affinché lo aiutasse ad ottenere il rinnovo dei suoi documenti.
Molti accettano condizioni lavorative dure (anche se in media noi europei, in confronto agli asiatici, siamo molto meno disposti a sopportare qualsiasi trattamento) con la speranza che la promessa dello sponsor possa realizzarsi. Salvo poi trovarsi però all'improvviso con il 'padrone' (so che è un termine inconsueto al giorno d'oggi) che ti volta le spalle, licenziandoti per di più. Anzi, non ha nemmeno bisogno di farlo, perché il contratto si chiama "Casual", che vuol dire "lavori-solo-quando-voglio-io".
Così salti di lavoro in lavoro, senza mai riuscire effettivamente a specializzarti bene e magari a far una vera carriera. Tanto qui il lavoro c'è! Infatti, da quel che ho potuto notare, non sono pochi neanche gli australiani che vivono questa condizione lavorativa. Passi la vita a fare i lavori più disparati. Il marito di Alzira, all'età di 65 anni, vende gli elettrodomestici via internet e per telefono. Ora, con tutto il rispetto, non mi sembra un gran che per uno della sua età! Eppure è così. Fin quando l'economia gira, un'occupazione la trovi sempre, magari puoi stare un paio di mesi inattivo, ma alla fine lo trovi. Il problema è che un'economia non può girare per sempre, le crisi esistono, sono esistite ed esisteranno sempre, e alcune di queste potrebbero essere anche di lunga durata (cioè una o due generazioni, se non più) e a quel punto chi ha passato la sua esistenza in questo modo, che cosa fa? Che lavoro potrebbe trovare senza una particolare specializzazione?
Questa regolamentazione del lavoro (o sarebbe meglio dire, mancanza di regolamentazione) è ormai in voga anche da noi da più di vent'anni. I nostri grandi economisti sono partiti dal presupposto che anche l'Italia dovesse assomigliare a questo modello. Alcuni, in totale malafede, sono arrivati a dirci che è proprio questo meccanismo a far girare l'economia. Io non ci capirò molto di economia, ma da quando è la marcia che inserisci a far muovere la macchina? Non è piuttosto il motore?
Altri, in buona fede, hanno pensato che una minore regolamentazione, cioè una marcia più leggera, potesse aiutare la nuova emergente economia, fatta di ricerca informatica e tecnologica, a far muovere  tutta la macchina! Solo che ciò non è mai avvenuto, la ricerca si fa in posti molto specifici nel mondo e la tecnologia viene materialmente costruita in Asia. E noi ci ritroviamo in quinta a motore spento. Ma che bravi questi economisti! Peccato che non sono mai loro a trovarsi senza un lavoro per mesi se non anni, a mangiarsi i risparmi della famiglia.
Qui per il momento le cose vanno avanti, non sono in grado di dire perché, ma penso che abbia molto a che fare con il settore minerario (uranio venduto a India e Cina!!). Molti ragazzi sono entusiasti, come è giusto che sia e come lo siamo anche noi anche se non siamo così giovani come loro, perché in fondo stiamo facendo esperienze, perché conosciamo gente nuova, posti nuovi, perché affrontiamo a viso aperto la vita, perché, come dicono loro, "Enjoy your life!", cioè goditi la vita!
Spesso molti di noi, backpeckers-viaggiatori-emigranti, ricevono dagli amici rimasti a casa messaggi di ammirazione o di invidia (in senso buono, intendo), per il fatto di trovarci in un posto migliore di quello che si è lasciato. Solo che, come tutti sanno (compreso gli amici rimasti a casa) il paradiso non esiste, almeno sulla terra, e quindi bisogna stare attenti alle fregature, rimboccarsi le maniche e qualche volte mandare giù bocconi amari, proprio come a casa.
Ad una compagna di classe di Dede è capitato un fatto abbastanza increscioso. Lei lavorava a nero come muratore per una ditta edilizia e veniva pagata ogni due settimane. Beh, la poverella oltre a farsi un discreto culo, l'altro ieri si è recata al cantiere e non ha trovato nessuno. Cioè la ditta ha chiuso i battenti ed è sparita, senza pagarle due settimane intere.
Ce ne sarebbe di materiale per dei novelli Wobbly non ancorati al passato! ma forse sono proprio io il nostalgico citando gli americani "itineranti" e sicuramente qualcosa di nuovo prenderà forma.

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