Odissea, Libro I

'Many were the men whose cities he saw and whose mind he learned'

'Di molte genti vide le città e la lor indol conobbe'
Odissea Libro I

giovedì 24 gennaio 2013

Arrivati

Sono arrivati. Stanchi, frastornati, ma arrivati. Il primo giorno mio padre galleggiava a pochi centimetri dal marciapiede e a mia madre le è preso una crisi perché voleva comprarsi a tutti i costi due giacche k-way, nonostante qui faccia caldo. E le ha comprate, altrimenti si sarebbe buttata per terra strepitando. Dopo questo acquisto, soddisfatta e placata, siamo andati a cercare un'agenzia per prenotare la nostra gita nel week-end e un albergo a Sydney al loro ritorno. Tutto fatto. Gita prenotata in macchina alle blue mountains e albergo a 5 stelle per i due 'ultrasessantenni'. Così siamo tutti più tranquilli, dopo che qualcuno aveva mosso qualche preoccupata rimostranza al fatto che avevo prenotato per loro due, in questi primi giorni, una stanza in un ostello.

sabato 19 gennaio 2013

L'incoerenza

Giorgio: viva l'incoerenza! viva la contraddizione! viva l'errore!
Marco: ma va, cosa stai dicendo?! come puoi esaltare l'incoerenza?! Giorgio, non è da te!
Giorgio: si, Marco, ti dico proprio viva l'incoerenza. So che l'incoerenza può sembrare, e sicuramente lo è, negativa, ma se la coerenza è il tentativo integrale, totale di vivere secondo i propri principi, io penso che forse sia meno pericolosa l'incoerenza fallace, contraddittoria, piuttosto che la coerenza assoluta.
Marco: sinceramente non ti capisco, cosa stai dicendo?! Mi vuoi dire che una persona che cerca di comportarsi secondo i principi ideali o morali in cui crede, fa peggio di uno che invece nel suo operato, nella sua vita pratica contraddice questi principi? Mi dispiace, ma non sono d'accordo!
Giorgio: Non mi fraintendere, non sto dicendo che mi piace chi "predica bene e razzola male", ma prova a pensare. La coerenza totale, quella al 100%, è una coerenza che arriva a non perdonarti nulla, è quella che non transige nessun errore, nessun cedimento, è quella che giudica. E passare da una coerenza al 100% ad una al 1000% il passo è breve! Voglio dire, se sei severo con te stesso, da non perdonarti nulla, è ovvio che lo sarai anche con gli altri, e a quel punto è fatta. La tua tensione alla coerenza assoluta diventa prima intransigenza e poi intolleranza piena. E amico mio, io la temo questa coerenza!
Marco: vabbe Giorgio, posso anche capire il tuo punto di vista, ma mi sembra un po' eccessivo! cioè mi sembra che anche tu stia estremizzando un po' troppo il tuo ragionamento. Attenzione a non cadere nello stesso errore. Si può e si deve essere coerenti, consapevoli del fatto che siamo esseri umani, che possiamo sbagliare, che è naturale sbagliare! Ma questo non vuol dire non cercare, non tendere alla coerenza con i propri principi.
Poi è ovvio che dipende dai principi, perché se parliamo di principi umanitari, è un conto, se invece uno è convinto della superiorità di una razza o di un genere, o stronzate del genere, allora è un altro discorso.
Ripeto, si può e si deve essere coerenti e allo stesso tempo, bisogna essere consapevoli che sbagliare è umano, che la coerenza è solo un orizzonte a cui tendere, che non esiste la coerenza al 100%. Ed inoltre è necessario essere consapevoli che il nostro è solo un punto di vista, che ciò che è giusto per me, non è detto che lo sia per te.
Giorgio: bellissimo Marco, bellissimo e sono d'accordo con te, credimi, non sto scherzando. Solo che converrai con me che questa consapevolezza di cui tu parli, non è così diffusa e non perché la gente è tutta stupida mentre noi siamo intelligenti, ma perché non è veramente semplice acquisire questa consapevolezza e praticarla tutti i giorni. E' più facile e immediata l'intolleranza, la diffidenza, il rifiuto e così via...
Marco: ok, ok, comunque dobbiamo tenderci e fare di tutto per diffondere la coerenza unita alla tolleranza e meglio ancora sarebbe se tutto ciò potesse sfociare nella voglia di contaminazione e confronto. Non credi?!
Giorgio: Giusto, sono d'accordo. Solo che è lunga amico, lunga veramente, siamo più di 5 miliardi, e già se devo pensare alla vita di ogni individuo e al tempo che ci vuole per ognuno di noi per cercare questa consapevolezza, mi viene il mal di testa. Se poi lo devo moltiplicare per i 5 miliardi di persone che siamo e per tutte le generazioni che dovranno venire... Apriti cielo!
Forse, allora, io dico, mentre tendiamo alla coerenza, mentre cerchiamo la consapevolezza, forse possiamo guardare con occhi diversi all'incoerenza. Perché questa è diffusa, popolare, spontanea, immediata. E alcune volte è talmente potente da creare crepe, fessure e in alcuni casi anche cambiamenti. Crea zone d'ombra, aree di complicità che in termini sociali, cioè superata la sfera puramente individuale per entrare in quella sociale, significa spazi di manovra, spazi di libertà! Certo non sarà la Libertà con la L maiuscola, quella che è frutto dell'albero della conoscenza e della consapevolezza. Ma è pur sempre libertà! è quella che può garantire a chi non è garantito, di vivere comunque in qualche modo, è quella che permette di incontrarsi e parlarsi a quelli che non potrebbero incontrarsi e parlarsi, è quella che può smussare gli angoli, che può convincere anche gli irriducibili, proprio perché non si erge di fronte a noi in tutta la sua coerenza.
Quindi, mentre cerchiamo di vivere giustamente secondo i nostri principi, e giustamente condanniamo ciò che ci sembra sbagliato, ciò che ci sembra semplicemente Male, dobbiamo allo stesso tempo saper apprezzare le nostre debolezze e accettare con benevolenza quelle degli altri, il più possibile...
Marco: vabbe Giorgio, marò che pipponi che ti fai, allora facciamo così "viva l'incoerenza solo in alcuni casi" diciamo quando ci sta simpatica e non è troppa, ok?

mercoledì 16 gennaio 2013

In apnea

Due settimane sono passate dall'ultimo post e molte cose sono accadute e alcune di queste così importanti da avermi preso a tal punto da non aver avuto più tempo da dedicare al diario.
Ma cerchiamo di fare ordine...
Innanzitutto la casa: vi ricordate quello che vi avevo scritto a proposito delle due fanciulle che abitano la casa o per essere più preciso quello che una delle due, Gemma, ci aveva riferito proprio il nostro primo giorno?
Beh, problemi li stiamo avendo, ma le cose stanno andando un po' diversamente. In realtà l'altra ragazza è molto tranquilla, non disturba, fino ad ora è stata corretta e soprattutto non trafuga né cibo né alcolici.
In realtà i problemi sono arrivati proprio da quella che aveva parlato. La signorina, oltre a mangiare il cibo degli altri, ci sta tirando un colpo basso. In questa casa esiste la regola che chi se ne va, deve cercarsi il sostituto e riprendersi la caparra. La settimana scorsa, un po' preoccupato dal fatto che non vedevo nessuno arrivare a vedere la sua stanza, chiedo chiarimenti a Natalie su cosa accadrebbe se Gemma non dovesse trovare nessuno prima del giorno del suo trasferimento. Lei ci ha risposto che l'altra si sarebbe dovuta accollare comunque l'affitto, ma dopo un paio di domande di chiarimento da parte nostra riguardo al contratto, ha cominciato a cambiare espressioni del viso, passando da un'espressione serena e certa ad una che esprimeva benissimo la realizzazione di essere stata incastrata.
A quel punto ho parlato con la diretta interessata e la tipa ha prima confermato con aria alquanto scocciata che avrebbe dovuto pagare doppio affitto, successivamente, per la precisione a due giorni dal suo trasloco, dato che i due unici pretendenti alla stanza si sono ritirati, con aria stizzita mi ha comunicato che non ha la minima intenzione di cacciare un dollaro per pagare l'affitto, perché tanto non c'è il suo nome sul contratto.
Speriamo che le cose si mettano per il meglio...
Ma ovviamente non c'è solo questo. Una settimana fa, ho mandato gli auguri di buon anno ad una scuola pubblica che organizza corsi di italiano per adulti e a cui avevo mandato una proposta circa un corso sull'Inferno di Dante. La preside di questa scuola, a suo tempo, mi aveva chiamato, essendo interessata all'idea, ma mi aveva anche detto che eventualmente il corso sarebbe stato a Febbraio, quando qui riprendono le scuole, e solo se ci fossero stati più di 4 iscritti. Insomma per farla breve, la preside ha risposto al mio messaggio e mi ha comunicato che ci sono già 6 iscritti e che il corso inizierà il 5 febbraio. Non potete immaginare la mia contentezza! Così sono oramai una settimana e più che sto scrivendo per i miei studenti un libro interattivo (da usare con il touch screen) in cui ho selezionato alcuni versi della Divina Commedia, corredandoli con parafrasi, spiegazioni, esercizi, glossari, carte storiche, ma soprattutto con le suggestive immagini di Gustavo Dorè. Ovviamente il corso è per studenti che hanno un livello come minimo intermedio, altrimenti sarebbe impossibile. Così, anche con l'aiuto di mia madre che fa la correttrice di bozze, ci sto lavorando tutti i giorni in cui sono libero.
Ma non è tutto, in realtà la vera notizia è un'altra, ma prima di raccontarvela, è necessario fare una premessa. Sono oramai 6 mesi che siamo partiti dall'Italia e 4 che viviamo e lavoriamo in Australia. Abbiamo avuto occasione di metterci alla prova, affrontando le difficoltà burocratiche legate ai permessi di soggiorno, abbiamo in parte sondato il mercato del lavoro, iniziando a lavorare entrambi, abbiamo anche già cambiato diverse dimore. Insomma abbiamo accumulato quel numero di esperienze sufficienti per fare un primo bilancio. E lo avevamo cominciato a fare...
Quello che abbiamo capito è che per potersi inserire in questo paese, ottenendo il giusto visto, un lavoro che dia delle soddisfazioni e una casa nostra, ci vogliono almeno 3 anni. L'Australia, e Sydney in particolare, strabocca di offerte di lavoro, anche discretamente pagate, ma sono in gran parte lavori super-precari e spesso faticosi, quindi per poter trovare il mestiere che ti possa in parte realizzare, ci vuole del tempo e non è detto che ci si riesca. Nella fattispecie, se devo pensare al mio lavoro, ho per esempio conosciuto una signora fiorentina, arrivata qui 30 anni or sono, con marito australiano, quindi senza difficoltà di documenti, che esercita da lungo tempo la professione di insegnante di italiano nelle scuole secondarie. Il problema è che lavora solo come supplente sulle malattie e maternità, perché qui la scuola pubblica non funziona e si lavora solo nelle private, in gran parte cattoliche, dove devi essere capace di piacere al Preside, altrimenti nisba!
Ovviamente è solo un esempio, ma pur sempre significativo. Quel che voglio dire è che le possibilità ci sono per inserirsi e magari anche per trovare qualcosa di buono, ma ci vuole tempo e non poco, tempo in cui bisogna rimboccarsi le maniche anche a fare lavori duri e non proprio gratificanti e noi, in particolare Dede, abbiamo già dato. Quando eravamo più giovani abbiamo fatto i nostri lavoretti di fatica, precari, con le agenzie interinali, ma adesso siamo arrivati ad un punto in cui vogliamo andare avanti e non tornare indietro. Insomma il senso dovrebbe essere questo: cambiamento sì, ma per migliorare non per peggiorare.
Mentre eravamo già convinti e con la testa proiettata sul nostro rientro in Italia, è arrivata la Proposta.
E si, scrivo Proposta con la P maiuscola, perché sto parlando della Proposta che tutti gli immigrati in Australia aspettano con grande ansia. Cioè lo sponsor! La titolare di Dede le ha chiesto di rimanere, le ha detto, in verità in modo un po' fugace, che vorrebbe sponsorizzarla e le ha lasciato il compito di informarsi su come funziona. Per chi non sa cosa sia lo sponsor, mi basta dirvi che è l'unico modo per poter avere un permesso di lavoro e di residenza in Australia attraverso il lavoro. Siete rimasti a bocca aperta?
Ecco, noi di più! Un po' come Fantozzi quando ricevette i biglietti gratis del circo e doveva decidere se andare oppure no. Vi ricordate? Aveva preso una finta malattia per la prima volta nella sua vita, non andando a lavoro e se fosse andato al circo, avrebbe rischiato di essere scoperto e quindi punito. Rimase per tutta la notte sollevato sul letto con i biglietti in mano, in totale apnea a pensare sul da farsi. Ecco una cosa del genere io e Dede, ma non per una notte!

giovedì 3 gennaio 2013

Pane

Pane integrale ai semi di sesamo, fatto in casa oggi pomeriggio, da me!





Capodanno senza freni

Mentre il Natale non ci azzecca proprio niente con l'estate, devo dire che il capodanno ci calza a pennello. L'atmosfera euforica che di solito si forma intorno a questo evento si intreccia con il clima solare, i corpi nudi e liberi delle persone, il mare scintillante e sopratutto con il clima vacanziero.
Solo che a Sydney l'euforia, mano a mano che ci avvicina la sera, diventa sempre più ebrezza che, montando come la panna, si tramuta in esaltazione vera e propria, grazie ad un potente carburante: l'alcool.
Le strade si riempiono di giovani che si radunano per andare ai vari party pubblici o privati disseminati per la città, tutti rigorosamente a pagamento e veramente cari. Bondi beach è diventata per l'occasione una vera e propria discoteca transennata, affollata e circondata da un mare di gioventù ubriaca.
Non è difficile incontrare gruppi di persone che ti salutano urlando, augurandoti buon anno, chiamandoti 'Mate' che vorrebbe dire compagno (non in senso politico). E all'inizio rimani un po' perplesso perché non te l'aspetti, li vedi sempre così riservati e infastiditi da qualsiasi manifestazione di esuberanza, che non riesci a capire cosa stia accadendo. Dopodiché realizzi che i freni inibitori sono stati frantumati da fiumi di alcool e inizi a percepire che questa esaltazione, questi gruppi di ragazzi che si muovono come branchi per le strade, possono essere anche un po' pericolosi. Lo percepisci anche perché vedi in ogni angolo della strada pattuglie, camionette, fuori strada della polizia, che piombano all'improvviso su  qualsiasi caso che a loro sembra sospetto. Ed è quello proprio che abbiamo sperimentato e visto la sera quando siamo usciti dopo cena, per raggiungere un punto alto della città che ci permettesse di vedere almeno da lontano lo spettacolo pirotecnico.
Anche se ho passato 9 ore a lavoro, sono riuscito ad ottenere un turno che mi lasciasse libera la serata, in modo tale da permettermi di raggiungere Dede a casa di Stefania e Alex per cenare assieme e festeggiare la fine del 2012 e l'inizio dell'anno nuovo.
Il nostro obiettivo era quello di andare a vedere i fuochi d'artifici di Sydney, famosi in tutto il mondo per la loro spettacolarità, ma la City era totalmente blindata, presidiata, chiusa al traffico e resa inagibile dalla presenza di un milione di persone che si accalcano usualmente dal primo pomeriggio nei pressi dell'Harbour Bridge. Marc, il mio store manager, ha lavorato proprio lì lo scorso 31 dicembre e mi ha detto che la calca è così intensa che le persone in certi punti possono tirare su i piedi.
Così ci siamo fatti una passeggiata tra la folla euforica, i ragazzi ubriachi marci e la polizia che saltava addosso ai quelli che individuavano come pericolosi. Non so come facessero, perché a me la strada sembrava completamente fuori controllo, ma evidentemente loro ci sono abituati.
Quel che bisogna fare è cercare di evitare i gruppi più esuberanti e andare avanti. A me personalmente è capitato di essere stato aggredito verbalmente da tre ragazzotti ubriachi proprio sull'autobus che mi portava a casa dei nostri amici. E' bastato uno sguardo e si sono accesi come fiammiferi: "che cazzo guardi, fottuto europeo, questo è un autobus australiano, scendi, vattene..." Non mi hanno toccato, ma hanno cercato in tutti i modi la rissa, perché si sono avvicinati, mettendomi la loro faccia rossa e rabbiosa a pochi millimetri dalla mia. Io ovviamente non mi sono mosso e non ho reagito, anzi ho chiesto l'intervento dell'autista che invece se n'è visto bene dall'intervenire. Così sono dovuto scendere poche fermate prima del previsto, per evitare di rovinarmi il capodanno e la mia permanenza in Australia.
A parte questo piccolo incedente, la serata è però poi trascorsa piacevolmente finalmente in compagnia di amici e non da soli come a natale e questo ci ha fatto molto piacere.
Come è vero che la condivisione è come zucchero nel caffè.