Odissea, Libro I

'Many were the men whose cities he saw and whose mind he learned'

'Di molte genti vide le città e la lor indol conobbe'
Odissea Libro I

domenica 30 settembre 2012

Alle ragazze ed ai ragazzi della 3° B (ed anche ai colleghi)

Libero in città 




Domenica in una delle spiagge in città



Lì sotto, da qualche parte, c'è Nemo! 






venerdì 28 settembre 2012

Quotidianità

Trovato, lavorato e lasciato. E Tutto in due giorni.
Proprio così miei cari, ho avuto la mia prima esperienza lavorativa in Australia. Breve, intensa e significativa. Ma cerchiamo di raccontarvi un po' come sono andati gli avvenimenti.
Mentre tornavo verso casa, ho visto su una vetrina di un bar italiano un'offerta di lavoro per lavapiatti e assistente di cucina. Ovviamente non è un lavoro ben pagato e neanche tranquillo, anzi possiamo tranquillamente dire che è uno di quei lavori umili e duri. Ma da una parte il bisogno di far entrare un po' di soldi, dall'altra la voglia di vivere dall'interno un'attività nel campo dell'hospitality, mi ha spinto a propormi per ricoprire quel ruolo. Così l'indomani, nell'accompagnare Dede alla fermata dell'autobus, mi sono presentato all'apertura del locale al proprietario, un italo-australiano, forse di poco più grande di me, un po' paffutello e con lo sguardo furbetto e sfuggente. Io mi ero preparato un curriculum curato in tutti i dettagli ed ero perfino anche un po' preoccupato, ma  lui non mi ha chiesto nulla, mi ha subito dato un grembiule ed un cappellino nero e mi ha consegnato nelle mani del suo chef, un ragazzo di 27 anni proveniente dal Nepal.
Contento ed eccitato, ho cominciato a seguir il mentore nel retro del locale, dove si trovava la mia postazione. Il primo impatto olfattivo e visivo è stato una specie di onda d'urto che ha smontato il mio impeto iniziale. Un puzzo dolciastro e acre accompagnava la visione di una cucina sporca, con resti di cibo nel lavello, ripiani con macchie scure e unto da per tutto. Infine, dulcis in fundo, nell'angolo sinistro di questo cubicolo, proprio a vista della clientela, giaceva il corpo senz'anima di una bestia schifosa, grande quanto tutto il mio dito indice: uno scarafaggio dalle dimensioni mai viste, riverso sulla schiena con le zampette color caramello, carnose e rattrappite dal rigor mortis, rivolte verso l'alto.
Nell'immediato ho avuto un moto di schifo, ma mi sono fatto anima e coraggio e ho cominciato ad eseguire tutti gli ordini che mi venivano impartiti dal ragazzo.
Non è stato per niente semplice: capire lui, mettere le mani in quello schifo, lavare, preparare gli ingredienti per il cuoco in quelle condizioni, ma sono andato avanti. La giornata è così volata. Al termine, dopo 8 ore e mezzo, il proprietario si è avvicinato e con aria perentoria mi ha detto che l'indomani sarebbe stato il giorno decisivo, il mio D-day, il giorno in cui lui avrebbe deciso se potevo rimanere oppure no.
Così, un po' stanco e con la puzza di quel posto addosso, mi sono diretto velocemente verso casa a farmi una doccia, per levarmi quell'odore di dosso. Non vi dico cosa ho sognato quella notte, posso solo dirvi che i protagonisti del mio incubo erano le bestiole schifose viste in cucina, però questa volta a centinaia.
Il giorno dopo mi sono recato a lavoro e questa volta ero da solo, cioè senza la guida del mio maestro himalaiano. Dovete sapere che il mio lavoro non consisteva solo nel lavare i piatti e nel tagliare le verdure, ma anche nel fare frappè e milk-shake ogni volta che me lo urlavano. Vi sto riportando questo dettaglio perché è proprio qui che è sorto l'intoppo. Durante l'ora di punta, avendo sentito l'urlo del capo in un inglese australiano stretto e pur non avendo capito bene cosa avesse detto, ho afferrato istintivamente che ero stato chiamato in causa per fare uno di quei beveroni. Purtroppo quando sono molto stanco il mio livello di possesso della lingua inglese si abbassa notevolmente, ve ne avevo già parlato nei giorni di Auckland, e quindi non avevo compreso bene se erano due o uno solo i milk-shake richiesti. Sono andato quindi dal proprietario a chiedere chiarimenti, ma non ho fatto a tempo a formulare la richiesta che questo individuo, di fronte a tutto il locale, ha cominciato a minacciarmi, urlando che se gli avessi rivolto ancora una volta una domanda su un compito già spiegatomi, mi avrebbe licenziato. A nulla è valso il mio tentativo di precisare che non avevo chiesto di ripetermi la ricetta della bevanda, ma solo di ripetermi l'ordine. Anzi, la mia replica lo ha infiammato ancora di più e a voce alta ha ribattuto che non mi dovevo permettere di rispondere a colui che mi pagava.
Non vi dico come ero incazzato! Lì per lì ho pensato di levarmi cappellino e grembiule e di mollarlo nel pieno dell'ora di pranzo, in mezzo a tutti i clienti ed i piatti sporchi. Ma sono andato nel mio bugigattolo a calmarmi e a ragionare. No, non potevo andare via così. Ho cominciato a pensare il da fare: "Cosa è meglio fare?" Così valutando i pro ed i contro, ho deciso di rimanere fino al termine della giornata per essere almeno pagato. Non avevo alcuna intenzione di andarmene senza i mie soldi. Una volta avuti in mano il denaro, avrei comunicato la mia decisione di andarmene.
Al termine della giornata, il padroncino si è avvicinato per comunicarmi con aria distratta che l'indomani non sarei dovuto venire, ma che avrei lavorato invece il giorno successivo. Per fortuna alla mia richiesta di essere pagato per i due giorni lavorati, la sua risposta è stata affermativa, ma la cosa non poteva finire lì. Dovevo chiarire l'accaduto, non avevo alcuna intenzione di ingoiare il rospo e basta, così gli ho detto che non avrebbe dovuto permettersi di minacciarmi urlando di fronte a tutto il locale e che per tale ragione non avevo intenzione di continuare a lavorare per lui in quelle condizioni. Non ho fatto in tempo ad iniziare a parlare che il tipino mi ha intimato di uscire dal bar, per di più seguendomi  e sbattendo le sedie per terra. Per un attimo ho pensato che volesse mettermi le mani addosso e per questo sono uscito sul marciapiede, alla luce del sole in modo da avere dei testimoni. Lui mi si è avvicinato proprio sotto il naso e con aria minacciosa mi ha chiesto di ripetere ciò che gli stavo dicendo precedentemente. Io, facendo un grosso respiro, ho ripetuto il discorso, riuscendo miracolosamente a placarlo, fino al punto in cui si è apparentemente tranquillizzato. A quel punto mi ha pagato, anzi mi ha anche chiesto di rimanere. Sul momento ho accettato, mi sono fatto pagare e poi mi sono diretto verso casa.
Il giorno dopo, sotto consiglio altrui, ho posto termine al rapporto di lavoro licenziandomi, perché con un personaggio così irascibile non si può mai sapere, non si è mai sicuri. Ovviamente avrei preferito evitarmi l'esperienza negativa, ma in ogni caso anche questa è vita e ne si può trarre lezioni e valutazioni.
Quando ero piccolo, mi capitava spesso di sorprendermi a sognare ad occhi aperti, proprio durante la giornata. Mi scoprivo ad immaginare realtà parallele, in cui io vivevo qualche avventura particolare, oppure fantasticavo di saper suonare o di saper cantare e di esibirmi davanti ad una folla entusiasta ed urlante di mie compagne di classe e di fronte allo sbigottimento dei miei compagni invidiosi.
Quei tempi sono ormai lontani e rappresentano per me un caro ricordo, ma ogni tanto penso che questa mia caratteristica non sia mai passata del tutto. Io continuo a fantasticare, a vagheggiare realtà inconsistenti, continuo a pensare ad esperienze improbabili. Le mie fantasie sono talmente coinvolgenti che alcune volte Dede mi sorprende  mentre ho lo sguardo lontano anni luce e le mani accennano a gesti che richiamano a pensieri che viaggiano veloci nella mia mente.
Non che ciò mi dispiaccia, i sogni sono una spinta irrefrenabile della vita di ognuno di noi. Sogniamo tutti, anche i più razionali. Ed io un po' lo sono, in questo penso di aver preso da mio padre: la testa del mio babbo ed il cuore della mamma.  Almeno così comunemente figuriamo metaforicamente due caratteristiche  che entrambe appartengono al nostro cervello.
Solo che i sogni sono sogni, e sono quindi astratti: sono pieni di colori ma sono inodori, sono luminosi ma non hanno ombre e sfumature, insomma esistono in quanto proiezioni dei nostri desideri, ma non sono la realtà.
Questa è tutta un'altra cosa. L'esistente odora, ma spesso puzza terribilmente, la realtà ha mille colori che neanche la fantasia più florida può riuscire ad immaginare, ma ha anche zone d'ombra, anzi alcune volte c'è buio pesto, non ci si vede niente. La quotidianità è contraddittoria: fiori, emozioni e poi dopo banalità, normalità. Eppure qui c'è il suo fascino. E' ciò che la fa unica, vera, irripetibile, in parola povere: reale.
Eppure lì per lì fatichiamo a rendercene conto, la nostra realtà alcune volte ci sembra piatta; solo dopo da lontano ne capiamo la bellezza, il suo valore. E' come quando si osserva un quadro: da una media distanza puoi apprezzarlo meglio, nei suoi tratti , nelle sue linee, nella sua composizione ed equilibrio d'assieme.
P.S.: Finalmente abbiamo ottenuto il visto studentesco e quindi ora possiamo lavorare in regola!


domenica 23 settembre 2012

il primo treno

Bene, il primo treno è partito! Dede ha iniziato oggi ad andare a scuola, mentre io mi sono recato all'ufficio di Gostudy per dare inizio alla richiesta dello student visa. Superato un iniziale intoppo burocratico, dovuto alla trascrizione errata di un dato anagrafico di Dede, la domanda è partita, abbiamo pagato 540 $ e siamo in attesa della risposta, che ovviamente dovrebbe essere positiva. Quando ci arriverà la conferma della concessione allora posso farmi un corso di mezza giornata per ottener la licenza per lavorare in locali dove si somministrano bevande alcoliche e ci sono macchinette per il gioco d'azzardo. Questa licenza costa 180 $, ma è indispensabile se voglio lavorare in pub, ristoranti e bar.
La ragazza italiana al gostudy mi ha detto che il prezzo solo nell'ultimo anno è duplicato, è una vera e propria fonte costante di denaro nelle casse pubbliche dello stato del New South Walles, perché ogni anno arrivano qui frotte di giovani da tutto il mondo in cerca di lavoro. E gli italiani non sono pochi; l'altro giorno camminando per strada ci hanno fermato una coppia di ragazzi emiliani, che sentendoci parlare ci hanno chiesto informazioni su come trovare casa. Ambedue giovani e quindi in possesso del work and holiday visa, hanno già trovato lavoro prima ancora di un alloggio. Il primo, essendo marmista, è stato praticamente sequestrato dal suo datore di lavoro, il secondo invece sta provando in qualche officina meccanica, ma ha un po' più di difficoltà.
Sto fremendo, non vedo l'ora di iniziare e trovare qualcosa da fare e la pazienza non è proprio una delle mie virtù, ma in questo caso non c'è niente da fare, così sto utilizzando questo tempo libero per girare, vedere locali, scrivere e riscrivere annunci di lezioni private e curriculum per le figure professionali più disparate.



dalla library di Sydney City

Domenica 23: passeggiando

Questa mattina alle 5 sono stato svegliato dai fischi e gli strepitii di qualche volatile, che doveva essere davanti alla nostra finestra, perché sembrava fosse proprio in camera da letto. Forse era un pappagallo o forse qualche altro uccello che vive in questa zona.
Niente male, che dite?! Rispetto a qualche mese fa, quando in pietro crespi capitava di essere svegliati da Angela che urlava alla finestra insulti e bestemmie o da qualche ubriacone berciante, di cose ne son cambiate.
Questi due giorni, sabato e domenica, sono stati dedicati alle passeggiate e al riposo. In realtà volevamo andare al cinema e anche se siamo in ristrettezze economiche, ci volevamo regalare questo divertimento. E ci siamo andati! Siamo arrivati fin lì sotto, siamo entrati nel multisala e ci siamo messi in coda per comprare il biglietto. Alzando lo sguardo verso il tabellone soprastante le casse, ho cercato le informazioni necessarie, e l'occhio mi è caduto sul listino prezzi:
Adult 31$, student 27$, pension 27$!!!!
Non riuscivo a credere ai miei occhi, il biglietto del cinema costa la bellezza di 31$ australiani, che sarebbe a dire circa 28€! Sono pazzi questi australiani!
Così, lentamente ci siamo defilati e siamo usciti dal cinema.
Un po' sconcertati abbiamo continuato la nostra passeggiata lungo uno dei tanti porti di Sydney, fino a quando non siamo tornati a casa.
Questa domenica, come la scorsa,  è stata dedicata al quartiere e anche questa volta non ci ha tradito. Costeggiando la riva verso ovest, siamo arrivati in un amplio parco dove le famiglie vanno a trascorrere il week-end con picnic o facendo sport. Il paesaggio è rilassante, poiché il verde degli alberi si incontra con il blu del mare, che in questa baia è calmo come l'olio. Bisogna solo stare attenti al sole, che a questa latitudine ed in questo emisfero non perdona, a causa del buco nell'ozono proprio sopra le nostre teste.

P.S.: Non sarà come Pietro Crespi, ma proprio adesso, dove siamo, cioè su una panchina in darling street, ad un punto internet gratuito e pubblico all'aria aperta, si è fermato davanti a noi un uomo di mezza età che calmo calmo ha aperto la sua bottega e si è messo a pisciare!
Tutto il mondo è paese! *_*


Tramonto da casa



Isola nella baia, utilizzata in successione per i seguenti scopi: 
1. carcere per i prigionieri provenienti dall'Inghilterra
2. Orfanotrofio
3. Manicomio
4. Fabbrica
Ed oggi, ridente e costosissima località residenziale per ricconi 



Passeggiata nel quartiere (uguale a viale monza!!)



Di pescecani ancora non ne abbiamo visti, ma un cane tuffatore si!! 




Sarà velenoso? Meglio non provare!


Lucertola australiana che prende il sole, ma lo saprà che c'è il buco nell'ozono sopra di noi? Lo sa che qui tutti mettono la crema protezione 50?



Pappagallo, amico di Dede. Libero!!!
Costui apre la cresta a ventaglio, quando è eccitato!





sabato 22 settembre 2012

Personaggi

Scusate l'interruzione, ma abbiamo avuto qualche contrattempo con la padrona di casa. Immagino che tutti sappiano che le convivenze non sono mai semplici e lineari, e noi questo lo abbiamo ben presente. Ma che potessero sorgere i primi problemi già alla prima settimana, non ce lo immaginavamo. Niente di grave, almeno così sembra, tant'è che abbiamo anche pagato la caparra, cioè la bellezza di 1200 $ sull'unghia e ricevendo in cambio solo una ricevuta scritta a mano su un foglio di quaderno.
Il primo problema è sorto già il primo giorno quando abbiamo portato le valigie dall'ostello. La padrona di casa, forse un po' preoccupata dalla mole dei nostri bagagli, ci ha tenuto subito a specificare che potevamo usare liberamente la lavatrice ma non l'asciugatore. Beh, lì per lì non ci abbiamo fatto troppo caso, visto il caldo ed il sole imperante, abbiamo subito considerato il lato positivo: finalmente siamo in un luogo dove possiamo asciugare i panni all'aria aperta!
Il secondo intoppo è sorto quando, dovendo lavare i piatti e le pentole dopo aver desinato, la signora si è precipitata verso di noi nell'angolo cucina dell'enorme salotto, per dirci con aria succinta che non possiamo usare l'acqua calda del rubinetto, ma è preferibile che la riscaldiamo sul gas, adducendo che così si risparmia. Al che, un po' perplessi e corrucciati, abbiamo annuito ammutoliti.
La terza complicazione è giunta lunedì sera, proprio riguardo l'utilizzo di internet. Dato che lei ha un contratto che le permette un utilizzo di 1 GB al mese, praticamente niente, mi ha chiesto 10 $ in più per usare la connessione. Inoltre mi ha portato un messaggio di suo marito in cui sostanzialmente l'uomo scrive di aver ricevuto un avviso da parte delle compagnia telefonica per comunicargli l'esaurirsi dei dati a nostra disposizione nel traffico della rete. Un po' seccato, anche questa volta ho acconsentito a questa ennesima novità, anzi, per non aver più problemi, ho comunicato alla padrona che l'indomani mi sarei comprato una chiavetta, in modo tale da poter essere indipendenti.
L'ultima grana è scoppiata la mattina seguente e dico "scoppiata" perché lì ho deciso di dire un placido ma netto "NO". La sciuretta vedendomi all'opera con la lavatrice, si è avvicinata con passo felpato e aria affabile dicendomi: "sai Riccardo, non devi utilizzare l'acqua calda per lavare i panni nella lavatrice, i nostri scienziati, qui in Australia, hanno scoperto che si lava meglio e si disinfetta meglio con l'acqua fredda!". Io non aspettavo altro! L'ho guardata, le ho sorriso e le ho detto: "Divertente, veramente divertente! Comunque se non posso usare l'acqua calda, è un problema, io devo usare l'acqua calda per lavare i panni, quindi dimmi [in inglese non si da del lei] se posso o non posso perché questo ha una grande importanza". Beh, per non farvela lunga, la signora ha fatto un passo indietro e ha cominciato a preoccuparsi di una nostra eventuale decisione di lasciare la casa. Da allora non ci sono state grosse novità e le cose sembrano scorrere senza grossi ostacoli.
Intanto abbiamo incontrato anche le persone che ci erano state suggerite dall'Italia. Non mi posso dilungare molto ma sono due personaggi degni delle migliori descrizioni, pittoreschi e caratteristici, delle vere e proprie perle per il cinema o la letteratura.
Al momento, a parte due chiacchierate e qualche caffè, non hanno portato a gran risultati, ma non si sa mai, magari più avanti potrebbero esserci delle sorprese.
Anche sul campo burocratico finanziario avanziamo, ma ad un ritmo più lento. Dede ha concluso la sua iscrizione ad un College, dopo un'attenta analisi di circa 6 diverse opportunità; abbiamo aperto un conto in banca, questa volta ricevendo ben due carte di credito, e lunedì invieremo la richiesta del famoso e anelato visto studentesco che ci permetterà di lavorare, grazie all'assistenza gratuita di un'associazione, gostudy, consigliataci da Alessandro, un ragazzo italiano incontrato i primi giorni.
Quindi adesso ci divideremo, Dede a scuola la mattina fino al primo pomeriggio, io a zonzo per la città, curiosando nei locali e scrivendo curriculum nei settori più disparati: gelataio, lavapiatti, aiuto-cuoco, cameriere nei ristoranti, nei pub, professore di italiano nelle scuole private, imbianchino, dog-sitter, etc...


domenica 16 settembre 2012

Domenica

Ci stiamo innamorando. Ci stiamo innamorando di nuovo. Voglio dire, ci stiamo innamorando nuovamente di un posto. Era già successo in America, e sta accadendo ancora.
Sarà il clima dolce e tiepido di queste giornate primaverili, saranno gli uccelli che colorano gli alberi e i tetti, svolazzando e cantando; sarà il fascinoso turbinio di una metropoli moderna, sarà forse il mare, ma questo ci pare un posto da favola. Sarebbe bello poterci vivere, e già il fatto di poterlo fare per i prossimi 7 mesi ci entusiasma.
Siamo fortunati, e lo siamo per svariati motivi.
Oggi è stata una giornata di riposo, ma domani torniamo a girare per scuole ed uffici, cercando di accelerare i tempi dell'iscrizione a scuola. Prima Dede si iscrive, prima possiamo richiedere il visto; prima abbiamo il visto, prima possiamo cominciare a cercare lavoro.
Non vediamo l'ora di lavorare, non potete neanche immaginare quanto costa sta città, da spararsi, ma noi speriamo...
Domani dobbiamo incontrare alcune persone, il cui contatto ci è stato fornito dall'Italia, magari da una chiacchierata possono venir fuori informazioni utili oppure anche aiuti più sostanziosi.
La signora che ci ospita è carina, oggi si è perfino preoccupata di trovarci dei ristoranti che stanno cercando personale, ma al momento, non avendo il visto giusto, ho un po' di timore ad andare in giro ad espormi e quindi preferisco attendere.
In questi giorni mi stanno arrivando molti messaggi da scuola da parte dei miei ex alunni e ciò mi fa molto piacere, sono il segno di un legame che si è costruito, che va ben oltre il semplice lavoro. Grazie mille ragazzi, non sapete quanto mi riempie di gioia...











sabato 15 settembre 2012

Primi giorni

Finalmente sistemati! Non vi ho scritto ieri per scaramanzia, ma oggi lo possiamo dire: abbiamo trovato una piccola sistemazione, magari transitoria, ma comunque buona. Dall'ostello infestato d'animali, a quello pulito ma comunque sempre affollato fino ad arrivare in questa stanza in casa di una signora australiana con origini portoghesi. La casa è a 10 metri dal mare, in un quartiere costituito da villette in muratura, circondate dal verde a da tantissimi uccelli, ma veramente tanti coloratissimi e con i versi più strani. Ci sono anche una marea di pappagalli multicolori che volano liberi di albero in albero. Un vero incanto. Costa un botto di soldi, quanto a Milano una casa di 75 mq, ma d'altra parte ci hanno detto che questi sono i prezzi di Sydney nella seconda periferia. Questi tre giorni sono stati intensi: abbiamo incontrato Alessandro, un giovane intraprendente che ci ha dato informazioni e dritte su come muoverci, abbiamo visitato le scuole di inglese, in cui Dede si dovrà iscrivere, siamo stati nel quartiere italiano per conoscere un associazione di connazionali (a proposito a Sydney ci sono una marea spropositata di italiani), siamo andati ad una associazione che aiuta gli studenti fornendo alcuni servizi, abbiamo conosciuto una serie di connazionali che vivono e lavorano qui regolarmente o con il work and holiday. Speriamo di fare l'iscrizione al più presto in modo tale da poter cominciare a cercare lavoro perché qui la vita costa il doppio che a Milano e quindi è dispendiosa.
Sydney è una città strepitosa da quel che abbiamo potuto vedere,è  moderna, verde, piena di parchi, baciata da un clima accogliente e solare, multietnica e culturalmente vivace. Non è minimamente possibile fare un paragone tra Auckland e Sydney, la prima in confronto è un enorme paesone, per gli orari, le abitudini, il giro di persone molto più ridotto e altri aspetti.
Ovviamente ogni rosa ha le sue spine e quelle di Sydney sono velenose, cioè particolarmente velenose. Ogni mattina, prima di metterci le scarpe dobbiamo prenderci l'abitudine di scuoterle prima e far uscire gli eventuali ragni, come la vedova nera.
 Aeroporto di Auckland
Sotto casa 




 vecchio  e nuovo


Ebbene si, perché la notte si possono ficcare nei posti più impensabili, come scarpe, cassetti, sotto le lenzuola e con loro bisogna stare attenti all'orario.

giovedì 13 settembre 2012

Primo giorno in Australia

Siamo ormai arrivati in Australia e la prima notte è stata traumatica. Purtroppo l'ostello che avevamo prenotato è ridotto in condizioni pietose per lo stato di incuria e mancanza di pulizie, ma all'ora tarda in cui siamo giunti, non era minimamente pensabile andare in giro con tutti i nostri bagagli a cercare una sistemazione differente. Così abbiamo dovuto dormirci per una notte, cambiando sistemazione il giorno dopo. Oggi, oltre a cambiar ostello, abbiamo avuto il nostro primo appuntamento per vedere una camera da affittare in una casa. La sistemazione è accettabile, la casa è pulita e ci vive solo il proprietario, un signore armeno che lavora con i computer. Il prezzo è 300$ aus la settimana, cioè circa 250 €, una cifra esorbitante per noi italiani, ma non per gli australiani. La sera abbiamo incontrato anche un ragazzo italiano che vive e lavora qui a Sydney da circa 8 mesi, siamo andati in un pub e davanti ad una birra ci ha dato una serie di informazione utili.
Domani abbiamo un altro appuntamento per vedere una camera e poi andremo a cercare le scuole di inglese.
A presto ....

Dall'areoporto

Mentre io sono seduto su un comodo divano all'aeroporto di Auckland, tutto assorto a pensare e a cercare soluzioni abitative e lavorative in Australia, Dede si aggira frizzante tra i negozi. Non so perché, ma a lei gli aeroporti fanno questo effetto. E' la gente che parte? Il nuovo che si avvicina? Oppure sono i negozi, con le loro mille luci, colori e prodotti invitanti che la attraggono come un fiore attrae le api?
Ma.....
Comunque eccoci qui, dopo aver salutato gli amici, oggi stiamo lasciando la New Zealand. Abbiamo fatto i bagagli, eliminato qualche giaccone invernale, 3 maglioni di lana regalando il tutto alla Charity e abbiamo ripercorso la strada del 17 luglio all'inverso. Siamo saliti sulla navetta per l'aeroporto, guardando dal finestrino la città in una sua splendida giornata di sole anche se un po' fredda. Sullo shuttle, come all'andata, c'era un'altra signora, che si è fermata prima di noi all'aeroporto locale. Arrivati, il gentile tassista ci ha scaricato i nostri bagagli e lentamente ci siamo avviati verso il check-in. Questa volta volando con la Emirates, abbiamo cercato le signorine con la loro tipica ed elegante uniforme, un tailleur color beige, accompagnato da un berrettino rosso da cui scende dal lato destro un velo bianco verso il collo, richiamando alla lontana lo chador arabo.


martedì 11 settembre 2012

Foto

Porto di Wellington 


Statue di Maori 

Veduto su porto e collina 

Baia dietro il porto  

Classico e Moderno 

La Chiesa Cattolica 

Arte Moderna 

Funicolare di Wellington 

Veduta dalla funicolare 

Riserva naturale Akatarawa Forest 

strada nella riserva 

veduta panoramica su riserva 

Rangipo desert 

 
Rangipo desert, dietro ci dovrebbe essere il vulcano, ma non si vedeva una mazza 

Taupo Lake 

Taupo Lake