Odissea, Libro I

'Many were the men whose cities he saw and whose mind he learned'

'Di molte genti vide le città e la lor indol conobbe'
Odissea Libro I

sabato 23 febbraio 2013

...

Giorni piovosi, ieri anche ventoso. Il clima cambia e lentamente ci porta verso le stagioni fredde dell'emisfero australe. Come recitava una canzone molti anni fa, "l'estate sta finendo e un anno se ne va". Come d'altra parte se ne sono andati via tutti gli altri, uno dopo l'altro. Certo, non che tutti gli anni siano uguali uno all'altro; ce ne sono alcuni che son cruciali, altri che appaiano fondamentali, decisivi, dissolvendosi però poi nella nebbia della mediocrità.
Il nostro anno, che pian piano si sta per concludere, sembra essere notevole per rilevanza, ma mancano ancora un paio di decisioni per poterne capire bene l'importanza, e soprattutto bisognerà che trascorra un po' di tempo, prima di poterlo osservare da lontano, con una certa prospettiva.
Allo stesso tempo, leggendo molti messaggi, sembra che anche in Italia si stia vivendo un anno epocale.
Queste elezioni politiche sembrano che siano l'ultima spiaggia, la prova del fuoco, il momento della resa dei conti. Non so se quest'effetto è dato dalla forza con cui la rete mette tutti in comunicazione, oppure se veramente è un momento particolare e come minimo rappresenti un giro di boa.
Ma, se devo guardare alla Grecia, dove elezioni del genere si sono già date, dove anche lì c'era la novità di una forza politica giovane anti-europeista, anti-casta, che ben rappresentava il diffuso sentimento di ribellione della società contro una classe dirigente che si è appropriata dello stato come affare privato, (con l'unica differenza che quella formazione è chiaramente di sinistra), dove la gente diceva "mandiamoli a casa tutti", beh anche lì non è cambiato un emerito cazzo. Scusate...
Allora, forse, queste elezioni saranno si importanti, forse più di tante altre, ma sicuramente non decisive. Non ci sarà nessuna resa dei conti. Non se ne andranno tutti a casa. Non ci sarà lo tsunami.
Certo, molti non torneranno in parlamento, ci saranno delle facce nuove, ma quanti anni abbiamo alle spalle per sapere che "facce nuove" non è sinonimo né di novità né di cambiamento?!
Quanti Masaniello abbiamo avuto, quanti illusionisti, quanti uomini della provvidenza, quanti uomini dell'ordine e della pace, quanti salvatori!? e dall'altra quanti Scilipoti?!
Quanti partiti abbiamo avuto in Italia che si professavano per la giustizia, né di destra né di sinistra, ma solo per la cosa giusta (che poi non si sa mai qual è)?! Un mare, fin dall'inizio della Repubblica!
Forse io sarò ideologicamente bacato, forse vivo fin troppo nel passato, ma a me, quando sento dire "nè di destra né di sinistra", viene l'orticaria.
Sopratutto se poi ci dobbiamo tutti unire nel delegare il potere legislativo e quindi esecutivo ad un gruppo di persone, che si sederanno in parlamento, prendendo prima dimestichezza con il posto, cominciando poi a rendersi conto che loro non possono fare come gli pare, ma che hanno a che fare con altri poteri. E così cominceranno a contrattare.
Forse il vero cambiamento è quando un gruppo di persone a New York in metro applaude ad un gay che zittisce incazzato un omofobo. Forse ci sarà quando un gruppo di cittadini avrà la stessa reazione contro un razzista che parla male degli "zingari". Forse ci sarà quando sempre più persone saranno infastidite e stufe di vedere e sentire reazioni aggressive contro i transessuali. Forse quando la smetteremo di giudicarci per religione. Forse quando avremo capito veramente che non esistono le razze. Forse quando la smetteremo di sentirci italiani, padani, fiorentini, napoletani o europei al di sopra di tutto. Ma è solo un forse...
Intanto, per me continua ad avere un valore il non delegare...

"da ciascuno secondo le sue capacità, a ciascuno secondo i suoi bisogni"


Nessun commento:

Posta un commento