Il corso su Dante sta per finire e uno nuovo sta per iniziare. Il tema scelto è di tipo storico, l'Italia tra XIX e XX secolo attraverso tre argomenti. Il primo è dedicato al brigantaggio da sviluppare in due lezioni. Nella prima giornata affronteremo la strage di Pontelandolfo e Casalduni ad opere del neo esercito italiano, nella seconda cercheremo di guardare alle cause sociali del brigantaggio, cioè alle condizioni misere dei braccianti del sud, con uno sguardo che però non si ferma al periodo post unitario ma va agli anni 50, durante le grandi occupazioni delle terre, per arrivare alla rivolta di Rosarno del 2010, con protagonisti questa volta i nuovi poveri, i nuovi braccianti del sud, gli immigrati. Questi ultimi due spot saranno affrontati con l'ausilio di due video, tratti rispettivamente da un'inchiesta fatta dall'Espresso, Ritorno a Tudia, e da un documentario, Il sangue verde, ambedue disponibili liberamente sul web. Il secondo argomento è dedicato al fascismo italiano in Etiopia ed in particolare alla triste vicenda che si scatenò l'indomani dell'attentato a Graziani per le strade di Addis Abeba, una vera e propria rappresaglia, una caccia al moro, messa in atto non solo dalle camice nere, ma da molti italiani "normali", che portò alla morte di circa 3000 persone.
Infine toccherò l'argomento della mafia attraverso il film "cento passi" dedicato alla vita di Peppino Impastato.
Raccontare le pagine meno popolari, aprire le pieghe del proprio paese alla luce, scoprire e parlare degli aspetti più bui, ma allo stesso tempo raccontare gli atti di ribellione, come estremi atti di umanità, seppur destinati ad essere sconfitti nel sangue, penso sia il modo migliore per parlare del proprio paese. Perché questo significa in realtà parlare di tutti i paesi, significa toccare aspetti universali, significa parlare di tutti noi.
Raccontare le pagine meno popolari, aprire le pieghe del proprio paese alla luce, scoprire e parlare degli aspetti più bui, ma allo stesso tempo raccontare gli atti di ribellione, come estremi atti di umanità, seppur destinati ad essere sconfitti nel sangue, penso sia il modo migliore per parlare del proprio paese. Perché questo significa in realtà parlare di tutti i paesi, significa toccare aspetti universali, significa parlare di tutti noi.
Non credo che sia un problema di essere o non essere patriottico, penso che quando si ha l'opportunità di parlare di fatti storici, del proprio paese o anche di altri paesi, è importante parlare di quei fatti e personaggi di cui solitamente non si parla. Nelle aule scolastiche non si parla, o se ne parla poco, di Peppino Impastato o di Alberto Imperiali, e quindi penso che parlare di questi sia un modo diverso di mostrare la storia di un paese che è fatta non solo da chi opprime ma anche di persone coraggiose che hanno messo in gioco la loro vita, e la Resistenza e in genere la storia è piena di questi coraggiosi.
RispondiEliminaMi piace pensare che tu riesca a dare a persone di un altro paese la visione che l'italia non è pizza mandolini e mafia, come solitamente ci descrivono!
Di solito, a sinistra, si è voluto dare a nazionalismo un significato negativo (esaltazione fanatica della propria nazione) e a patriottismo un significato positivo (amore verso la propria patria).
RispondiEliminaIl problema secondo me sta propria nel concetto di patria. Che diavolo è la patria?! è la propria comunità di appartenenza? ma allora questa può cambiare, a secondo dei punti vista questa comunità di può allargare o ridurre.
Spesso mi sono sentito un estraneo a casa mia, in Italia. E devo dire che questa estraneità l'ho provata anche qui, agli antipodi.
Ma per esser più precisi, ci sono stati anche molti momenti in cui mi sono sentito accomunato ad altri. E questo è capitato in Italia (con italiani o non italiani) ma è capitato anche fuori, quando abbiamo incontrato persone con cui sentivamo di condividere qualità umane.