Siamo nella sala mensa di un ostello nel centro di Wellington, con tavolate, gente che guarda la tv, altri che chiaccherano, altri che urlano.
E indovinate un po' in che lingua stanno urlando?
Immagino che starete pensando cinese, forse qualcuno di voi penserà italiano. Invece no, spagnolo in versione argentina. Ebbene sì, la città è stata invasa da tifosi dell'Argentina e da quelli degli All Blacks, perché domani c'è il grande match di rugby.
Non si può descrivere che cosa provano i kiwis per i propri beniamini, non è neanche lontanamente paragonabile al rapporto che c'è tra le nostre squadre di calcio nazionali con le relative tifoserie.
The All Blacks sono gli eroi nazionali, la haka, cioè la suggestiva ed affascinante danza di guerra maori che fanno all'inizio di ogni partita, ha sostituito l'inno nazionale ed è sentitissima da tutti i neozelandesi, che siano maori o di origine europea. Tutti la sanno, tutti la recitano, perfino i soldati!
Wellington è una piccola città ma molto carina, sicuramente più di Auckland. Stile europeo, vivace, con molte iniziative di tipo culturale, si affaccia sul canale che divide l'isola del nord da quella del sud. Il soprannome di windy se lo merita tutto, il vento, con raffiche improvvise ed energiche, imperversa sulla città cogliendoti alla sprovvista.
Ma dateci il tempo di girarcela un po' e vi sapremmo dire. Al momento abbiamo notato che la popolazione di origine europea è predominante (almeno per il momento) e la vita si concentra in una strada principale che corre parallela al porto.
Ma per arrivare fin qui, abbiamo percorso circa 800 km attraversando tutta l'isola. Ci sono voluti due giorni di viaggio in macchina, lungo la loro highway n 1, che potrebbe essere paragonata ad una nostra strada statale, mentre per loro è l'arteria principale che collega le tre città più importanti: Auckland, Hamilton e Wellington. Lasciando la baia di Auckland, abbiamo visto cambiare la vegetazione delle foreste. Le felci e le palme hanno lasciato il campo ai pini e agli abeti, fino a quando non siamo giunti sulle rive del lago Taupo, dove abbiamo pernottato in un piccolo villaggio sotto le pendici del vulcano Tongariro. Il colosso, ancora attivo, durante l'inverno è meta sciistica per i locali e d'estate è percorsa da alpinisti più o meno esperti. In questo piccolo villaggio, Taurangi, costituito da 4 case e 18 alberghi, la popolazione è in maggioranza maori, in gran parte povera, almeno in confronto ai kiwis che lavorano presso le strutture turistiche. Nell'ostello dove abbiamo pernottato abbiamo incontrato una giovane coppia di polacchi, che vivono da 10 anni a Wellington, amanti dell'Italia, del nostro cinema e della nostra cucina. I due lavorano ormai da 9 anni per il governo in uno dei loro ministeri, si lamentano un po' dei locali, ma tutto sommato sono felici, soprattutto lontani dai problemi dell'Europa.
I pochi altri ospiti, 4 in tutto, sono australiani e un malese, tutti in vacanza in New Zealand. Purtroppo il tempo non è stato magnanimo e quindi siamo stati costretti a partire subito da Taurangi, ma speriamo di poter vedere meglio il vulcano ad il lago al ritorno da Wellington.
ciao ragazzi io penso che potrete farcela coraggio e buona fortuna
RispondiEliminaGrazie caro, un abbraccio a te e alla tua famiglia
RispondiEliminaI tuoi racconti mi fanno quasi sentire che sono li, mi immagino i luoghi e anche i visi delle persone. Io ho sempre sognato di vedere una partita di rugby, anche se non conosco le regole!
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