Così il venerdì è finalmente giunto. Verso le 17.30, mi avvio verso il club nautico, mentre Dede è ormai già andata da circa 1 ora a rifarsi le treccine da una ragazza della Sierra Leone.
Arrivato al Club, vedo un gran numero di persone che si accalcano sul molo per prendere posto sulle barche a vela ormeggiate al largo. Cerco di scorgere qualche volto conosciuto precedentemente e noto diverse persone, ma tutte sembrano molto indaffarate e prese dall'imminente imbarco. Essendo di carattere un po' schivo, comincio a prendere seriamente in considerazione l'eventualità di non riuscire a salire su una di quelle meravigliose imbarcazioni. Oltretutto non vedo il mio amico Lorenzo, mentre il Commodoro mi saluta fugacemente senza troppo preoccuparsi della promessa che mi aveva fatto. Ma proprio mentre mi appropinquo verso il balcone a guardare le barche da lontano, si avvicina uno dei membri dello staff, conosciuto il giorno in cui ero andato a fare il volontario. Mi saluta e mi chiede se voglio fare vela. A quel punto, dato che con lui non ne avevo proprio parlato, chiedo cautamente quanto costa. Sapete, non si sa mai, magari salgo in barca, faccio il giro e poi mi presentano un conto salato. Fortunatamente lui risponde che non costa assolutamente niente, che è gratis. Liberatomi da questa preoccupazione, passo al secondo possibile problema: la mia totale inesperienza, ma anche su quello mi tranquillizza. Così, prende il cellulare, chiama un certo Francis e gli chiede se mi può prendere a bordo. Il tipo accetta, così, una volta spiegatomi cosa avrei dovuto fare, mi avvio verso il molo, dove si affollano tutte le persone. Le barche si avvicinano una dietro l'altra al ponte dove ci troviamo, si fermano per pochi secondi, giusto il tempo per permettere alle persone di saltarci su velocemente, lasciando così il posto all'imbarcazione successiva. Dopo pochi minuti arriva il turno dell'Apache, così si chiama la barca di Francis. Si avvicina ed io ci salto su velocemente, aggrappandomi un po' goffamente alla battagliola ma riuscendo nel complesso nell'operazione. Dopo delle veloci e fugaci presentazioni, il capitano comincia a sciorinarmi in un inglese incomprensibili una serie di indicazioni su ciò che dovrei fare. Avete presente Fantozzi in barca a vela quando non capisce un tubo di quel che gli viene detto? Ecco io peggio. A quel punto cerco di ricordare a Fancis che io non ci chiappo un fico secco in barca a vela . Ma lui non sembra per nulla turbato e tranquillamente comincia a gesticolare per farmi capire ciò che devo fare. Così finalmente isso su la vela principale di Apache e libero la fune dello spinnaker, permettendo all'altro membro dell'equipaggio, John, di tirarla su. Terminata l'operazione e spenti i motori, mi siedo e comincio a guardarmi intorno.
Mentre chiacchero con il capitano, arrivano a bordo altre due persone portate da un gommone di servizio, una coppia di coreani australiani, amici di Francis. Lui, dottore, è vestito di tutto punto, con i guanti e subito si mette all'opera. Le barche sono molte, troppe, al punto tale che più volte rischiamo la collisione o addirittura lo speronamento. Francis è costretto a ad una serie di zig zag, tutti fatti a motore spento e con le vele issate. Di tanto in tanto vola qualche parola tra i comandanti delle varie imbarcazioni, ma tutto sommato l'atmosfera rimane serena. Nessun urlo, nessun nervosismo. Lentamente mi rendo conto che le barche stanno prendendo posizione per la partenza, così comincia il viaggio: due giri intorno all'isola che avete visto in fotografia per poi far ritorno al Club.
Devo dire che è stata un'esperienza piacevole, altre volte ero stato in barca a vela, ma non avevo mai partecipato ad una simulazione di regata. Il nostro comandante era tutto teso a prendere i venti giusti e a virare nel momento opportuno e l'equipaggio cercava di tenere il ritmo e di cogliere il tempo. Ovviamente nessuno lì era un vero professionista, anche io, che non son certo un esperto, me ne sono accorto. Ma tutto mi sembra si sia svolto senza troppo intoppi: le virate, i cambi di direzione e, ripeto, senza il minimo sentore di nervosismo.
Alla fine, Francis mi ha chiesto se ci sarò anche il prossimo venerdì ...
P.S.: Oggi Dede è a Cogee Beach con i suoi amici Giapponesi a fare un picnic. Sono giovanissimi, appena ventenni, e sopratutto le ragazze si sono molto affezionate a lei. Penso sia diventata una specie di punto di riferimento.
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