Odissea, Libro I

'Many were the men whose cities he saw and whose mind he learned'

'Di molte genti vide le città e la lor indol conobbe'
Odissea Libro I

lunedì 13 maggio 2013

Un documentario



Attraversato da sud a nord tutta la terra dei Fiordi, ci siamo diretti verso il Westland, assistendo, lungo un tragitto tortuoso, ad un cambio repentino di paesaggi e clima. Dalla zona dei laghi e delle montagne siamo scesi giù per l’unica strada che collega le due regioni. Questa si attorciglia e scende rapidamente dalle montagne, all’interno di una foresta che cambia e muta fisionomia mano a mano che si scende di altitudine. Da un tipico paesaggio alpino si passa ad una vera e propria foresta pluviale, verde, lussureggiante, rigogliosa, caratterizzata dalla tipica sagoma della chioma degli alberi di felce che sbucano ovunque dal fitto bosco.
E dato che si tratta di foresta pluviale, anche il cambio di clima non si è fatto attendere. Immediatamente, appena abbiamo varcato il passo e abbiamo iniziato la discesa, ci siamo ritrovati sotto una fitta pioggia ininterrotta ed instancabile che ci ha accompagnati per tutto il giorno e tutta la notte, dandoci completamente la sensazione di trovarci in uno di quei film ambientati in qualche zona tropicale.
Una volta giunti sulla costa che era già notte, siamo riusciti a trovare rifugio in una locanda lungo l’unica strada della regione. La locanda è il primo edificio di uno dei pochissimi villaggi che si trovano in questo distretto, vasto quanto un’intera regione italiana. Non dovete pensare ai paesini europei, costruiti come presepi, compatti, con edifici in pietra o mattone. Questi piccoli villaggi sono costituiti da pochissime famiglie che vivono in qualche casa fatta di materiali prefabbricati, compensati, carton gesso e tetti in lamiera. Hanno un aspetto umido e fragile ed in effetti sono abitazioni umide che si consumano nel giro di qualche decennio, essendo sottoposti alle intemperie del posto. Il ristoro dove abbiamo dormito e mangiato, era frequentato da gente del posto, ancora in veste da lavoro, chiassosi e abbirrazzati, intenti a giocare a biliardo e ad insultare i loro cugini australiani.  Al di là del bancone dell’oste, attaccato al muro, la televisione trasmetteva le immagini di una trasmissione dedicata ai ricercati locali, descrivendoli con dovizia di particolari, mostrando le loro foto segnaletiche ed invitando i telespettatori ad avvertire la polizia nel caso di avvistamento.
Il giorno dopo siamo stati graziati dal tempo e ci siamo svegliati con un cielo terso e aperto. Il che ci ha permesso di prendere una strada sterrata e di inoltrarci nella foresta pluviale, fino ad arrivare sulla spiaggia, da cui poi abbiamo proseguito a piedi lungo un sentiero di circa 5 ore. Anche questo piccolo track è stato sorprendente e all’altezza delle aspettative. Per un’ora abbiamo prima camminato lungo l’enorme spiaggia oceanica che corre lungo tutta la Westcoast. Essa è amplia e fatta di sassi, sulla quale sono adagiati qua e là, come se fossero relitti di navi naufragate, tronchi d’albero strappati dalle intemperie alla vegetazione. Successivamente il tracciato piega verso l’interno attraversando una piccola laguna stagnante che si trova alle spalle della spiaggia. Si attraversa lo specchio d’acqua su cui si riflettono le alte montagne innevate che ancora si vedono alle spalle, usando due lunghi ponticelli in legno, uno dei quali è rotto a metà, costringendoci ad un passaggio su un tronco poggiato tra il ponte monco e la terra, regalandoci anche una piccola illusione di avventura. Lasciata la laguna, il tracciato sale su una scogliera a strapiombo sul mare, immergendosi questa volta per ben 2 ore e mezzo dentro la foresta pluviale. Il tragitto è stato emozionante poiché, pur essendo sicuro, dava l’idea di essere immersi in una delle grandi foreste pluviali che ricoprono le zone tropicali. Il fresco, i gorgheggi degli uccelli che paiono delle vere e proprie composizioni, il verde intenso si mescolano con il fragore dell’oceano che si sente in sottofondo con le sue alte onde. Dopo questo lungo cammino, il sentiero scende e finisce in un’altra spiaggia, simile alla precedente, ma chiusa alle spalle dalla scogliera di roccia e terra alla cui sommità c’è la foresta e dalla quale scendono a cascata dei torrenti. Alla fine di questa spiaggia, schiaffeggiata da enormi cavalloni oceanici, abbiamo potuto godere di un incontro per noi spettacolare, vera ragione di questa nostra fatica. Una piccola colonia di foche, distese a prendere l’ultimo sole autunnale e in totale relax, osservando il mare con le sue onde. È stato come in un documentario. Ci siamo avvicinati, piano piano, per non spaventarle. Dede si è avvicinata più che poteva. Loro ci hanno visto e ci hanno osservato con quei loro grandi occhi, neri e dolci, alzandosi ritte come fari sulle loro enormi pinne, guardandoci come per misurare le distanze.
Un’altra grande emozione! Grazie New Zealand, grazie Aotearoa!
















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