Odissea, Libro I

'Many were the men whose cities he saw and whose mind he learned'

'Di molte genti vide le città e la lor indol conobbe'
Odissea Libro I

venerdì 10 maggio 2013

Tra le fiabe


Una volta preso il campervan, il nostro viaggio ha subito rivelato la sua natura: un percorso ondulato, che si muove tra colline, per poi salire su pendii di paesaggi alpini ed infine liberarsi dritto fino all’orizzonte lungo vallate ampie. Un viaggio lungo una strada quasi magica poiché corre lungo il sottile confine tra il mondo rurale e la natura ancora incontaminata, che nell’isola del sud è ancora possibile vedere e scorgere da lontano. Tale mondo appare ancora vergine e quindi magico.
Percorrendo un centocinquanta km al giorno lungo strade statali o anche sterrate, abbiamo intravisto le terre di Meaddle earth attraverso le distese erbose, color bianco argento, attraversate da mille piccoli corsi d’acqua che si intrecciano tra di loro formando una trama visibile soltanto da qualche punto che permette una visuale panoramica. Queste costituiscono il manto di intere vallate che si aprono improvvisamente alla vista, incastonate tra catene di alte montagne verdi, ricoperte da boschi muschiosi, ed il tutto sotto cieli profondi e azzurri. Continuando per strade sterrate, tranquillamente percorribili, si possono raggiungere le montagne alte e innevate, svettanti nel cielo, che segnano i confini delle terre di Risengard. Tutti questi paesaggi, che solo in alcuni casi si fanno avvicinare, lasciano intravedere mondi fantastici e immaginari. A piedi ci siamo inoltrati mei fitti, umidi e freddi boschi di Fardon, con un sottobosco ricoperto da vecchi tronchi abbattuti dal tempo e ricoperti da verdi muschi. Lì, in quel silenzio, si possono scorgere sentieri immaginari per il mondo degli elfi, creature magiche, che un tempo popolavano le foreste dell’Europa centrale e che qui si son rifugiate. Ma il viaggio è proseguito fin su verso i passi, già coperti di neve, con sentieri che si arrampicano su per le gole. Guardando quelle vette rocciose, ricoperte da nevi e nubi, ci siamo sentiti veramente ai confini con quei mondi, così ben descritti nel ciclo del Signore degli anelli.
I suo spazi aperti ed incontaminati, la sua natura fiera, capace di donarti lunghe ore di silenzio incredibile, i suoi angoli e scorci mozzafiato, sono a portata di mano, facili da raggiungere.  Nei giorni precedenti siamo arrivati sulle rive di un lago abbastanza grande, incastonato tra montagne boscose, ricoperte da un tappeto di muschi color verde smeraldo. Anche l’aria fredda e frizzante appena addolcita da un tiepido sole, contribuiva a questo spettacolo. Ecco, sulle rive di questo lago, non ci abita neanche un essere umano.
Ci passiamo, magari ci sostiamo per una notte, ma nessuno di noi vi ci dimora.
In queste terre ai confini del mondo abitato, così simili per fisionomia e per clima all’Europa di un tempo, sopravvivono in una zona d’ombra, al confine tra la veglia ed il mondo dei sogni, i mondi fiabeschi.
Ma un tempo ormai passato, queste terre hanno avuto altri padroni e hanno alimentato altri miti e altre leggende. Non gli elfi, non gli hobbit, non gli orchi. Un tempo queste regioni erano territorio di caccia delle antiche tribù maori, giunti qui ottocento anni or’ sono, dopo un viaggio che ha dell’incredibile, da far impallidire qualsiasi odissea ellenica: settimane di navigazione in canoa attraverso l’Oceano Pacifico dall’isole Cook, verso terre e mari dove nessun uomo era mai giunto prima. Fino a giungere sulle spiagge di Aotearoa. Costoro vivevano e popolavano la parte nord dell’isola durante i mesi freddi e scendevano a sud, tra le vallate ed i fiordi incontaminati per cacciare gli enormi Moa, uccelli imponenti, alti più di un uomo, cacciati così a lungo e senza alcun freno dai Maori, fino alla loro estinzione.
Che metafora perfette della nostra specie!
























Nessun commento:

Posta un commento