Una volta preso il campervan, il nostro viaggio ha subito
rivelato la sua natura: un percorso ondulato, che si muove tra colline, per poi
salire su pendii di paesaggi alpini ed infine liberarsi dritto fino
all’orizzonte lungo vallate ampie. Un viaggio lungo una strada quasi magica
poiché corre lungo il sottile confine tra il mondo rurale e la natura ancora
incontaminata, che nell’isola del sud è ancora possibile vedere e scorgere da
lontano. Tale mondo appare ancora vergine e quindi magico.
Percorrendo un centocinquanta km al giorno lungo strade
statali o anche sterrate, abbiamo intravisto le terre di Meaddle earth
attraverso le distese erbose, color bianco argento, attraversate da mille
piccoli corsi d’acqua che si intrecciano tra di loro formando una trama
visibile soltanto da qualche punto che permette una visuale panoramica. Queste costituiscono
il manto di intere vallate che si aprono improvvisamente alla vista,
incastonate tra catene di alte montagne verdi, ricoperte da boschi muschiosi,
ed il tutto sotto cieli profondi e azzurri. Continuando per strade sterrate, tranquillamente
percorribili, si possono raggiungere le montagne alte e innevate, svettanti nel
cielo, che segnano i confini delle terre di Risengard. Tutti questi paesaggi,
che solo in alcuni casi si fanno avvicinare, lasciano intravedere mondi
fantastici e immaginari. A piedi ci siamo inoltrati mei fitti, umidi e freddi boschi di
Fardon, con un sottobosco ricoperto da vecchi tronchi abbattuti dal tempo e
ricoperti da verdi muschi. Lì, in quel silenzio, si possono scorgere sentieri immaginari per il mondo degli elfi, creature magiche, che un tempo popolavano le foreste
dell’Europa centrale e che qui si son rifugiate. Ma il viaggio è proseguito fin
su verso i passi, già coperti di neve, con sentieri che si arrampicano su per
le gole. Guardando quelle vette rocciose, ricoperte da nevi e nubi, ci
siamo sentiti veramente ai confini con quei mondi, così ben
descritti nel ciclo del Signore degli anelli.
I suo spazi aperti ed incontaminati, la sua natura fiera,
capace di donarti lunghe ore di silenzio incredibile, i suoi angoli e scorci
mozzafiato, sono a portata di mano, facili da raggiungere. Nei giorni precedenti siamo
arrivati sulle rive di un lago abbastanza grande, incastonato tra montagne
boscose, ricoperte da un tappeto di muschi color verde smeraldo. Anche l’aria
fredda e frizzante appena addolcita da un tiepido sole, contribuiva a questo
spettacolo. Ecco, sulle rive di questo lago, non ci abita neanche un essere
umano.
Ci passiamo, magari ci sostiamo per una notte, ma nessuno di
noi vi ci dimora.
In queste terre ai confini del mondo abitato, così simili
per fisionomia e per clima all’Europa di un tempo, sopravvivono in una zona
d’ombra, al confine tra la veglia ed il mondo dei sogni, i mondi fiabeschi.
Ma un tempo ormai passato, queste terre hanno avuto altri
padroni e hanno alimentato altri miti e altre leggende. Non gli elfi, non gli
hobbit, non gli orchi. Un tempo queste regioni erano territorio di caccia delle
antiche tribù maori, giunti qui ottocento anni or’ sono, dopo un viaggio che ha
dell’incredibile, da far impallidire qualsiasi odissea ellenica: settimane di
navigazione in canoa attraverso l’Oceano Pacifico dall’isole Cook, verso terre e mari dove nessun uomo era mai giunto prima. Fino a
giungere sulle spiagge di Aotearoa. Costoro vivevano e popolavano la parte nord
dell’isola durante i mesi freddi e scendevano a sud, tra le vallate ed i fiordi
incontaminati per cacciare gli enormi Moa, uccelli imponenti, alti più di un
uomo, cacciati così a lungo e senza alcun freno dai Maori, fino alla loro
estinzione.
Che metafora perfette della nostra specie!











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