L’arrivo nella nuova terra del mare era stato preannunciato
difficile già da Sydney, dove essendoci presentati all’aeroporto con tre ore di
anticipo per effettuare il check-in, abbiamo incontrato i primi problemi legati
apparentemente al passaporto di Dede. Volevano avere la sicurezza che noi avevamo
il biglietto per ucire dal paese in cui ci stavamo recando, ed in particolare ci
hanno fatto capire che era la polizia a porci dei problemi. Una volta giunti a
destinazione, siamo stati accolti da un comitato di accoglienza composto da due
poliziotti in divisa, un cane della cinofili ed un signore in borghese. Costoro
erano situati alle spalle della barriera dei casotti in cui normalmente si
trovano i poliziotti di frontiera che controllano i passaporti ai viaggiatori
in entrata. Appena ci hanno visto, il tipo con il cane è stato subito mandato
via, mentre gli altri due ci hanno aspettato. Dobbiamo dire che sono stati
gentilissimi, ma ci hanno sottoposto ad un’ora di intrattenimento, a base di domande
sempre più particolareggiate, incalzanti e precise. Hanno iniziato a porci i
loro quesiti già fin da dietro i casotti, in particolare a me hanno chiesto se
per caso, quando eravamo stati ad Auckland l’anno scorso, avevo messo degli
annunci su internet a proposito di lezioni private di italiano. A quel punto
abbiamo capito subito di che cosa si trattava e ho teso a rassicurarli
che non ero mai stato contattato da nessuno per delle lezioni (in verità
qualche nottata dopo, pensando e ripensando, mi sono ricordato di una
telefonata stranissima che ricevetti ad Auckland un anno fa da un tipo che
voleva delle lezioni di italiano e che continuava insistentemente a chiedermi
il costo senza però aver la risposta da lui sperata). Comunque non era mia
intenzione chiedere denaro, poiché sappiamo che non possiamo lavorare con un
visto turistico e così ho detto ai lor signori.
Dopodiché ci hanno portato in
uno stanzino, ci hanno fatto accomodare e il signore ha tirato fuori una serie
di stampe fatte da internet. Lì ci siamo resi conto che ci stavano osservando
da tempo, avevano i nostri profili Facebook, linkedin, ed in particolare la
foto di Dede su questo sito. Quando ha cominciato a fare riferimento a nostri
dichiarazioni su internet a proposito delle nostre intenzioni di lavorare e vivere
in New Zealand, ovviamente abbiamo raccontato in modo sintetico il motivo del
nostro arrivo nel loro paese un anno fa. Allo stesso tempo, abbiamo precisato
che il tutto è avvenuto in modo legale e sotto la luce del sole: abbiamo
raccontato che siamo stati a Londra all’ambasciata neozelandese più di un anno
fa, che ci siamo iscritti al sito web del ministero dell’immigrazione del
governo, che abbiamo studiato le leggi del loro paese. Il signore ha annotato
tutto, facendoci capire che molte di queste informazioni le conoscevano già.
Inoltre hanno
voluto sapere cosa abbiamo fatto in Australia, così abbiamo dovuto mostrare il
visto che avevamo ricevuto a Sydney per lavorare e studiare, i riferimenti dei
nostri datori di lavoro, ed infine abbiamo dovuto far vedere le nostre carte di
credito. Il signore ha espresso la propria approvazione per la nostra
franchezza nel dare queste informazioni, ma fino all’ultimo ha dimostrato di
volersi appurare della veridicità di tali notizie, ma soprattutto ha voluto che noi fossimo consapevoli di una
cosa: che loro sanno e ci stavano osservando.
Devo dire che il tutto ci ha dato un po’ fastidio, poiché ci
è sembrato un’esagerazione, infatti alla fine abbiamo chiesto, per la verità in
modo un po’ ironico, se avevamo il diritto di girare per il loro paese.
Per il momento, per quel che riguarda la prosa, questo è tutto. Intanto godetevi le immagini del mondo ai confini tra il regno di Aragon e quello degli elfi.
















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