Odissea, Libro I

'Many were the men whose cities he saw and whose mind he learned'

'Di molte genti vide le città e la lor indol conobbe'
Odissea Libro I

lunedì 19 novembre 2012

Aussie

Ieri, per la prima volta da quando siamo arrivati a Sydney, siamo stati a pranzo a casa di una coppia di australiani. Abbiamo ricevuto l'invito dalla mia studentessa, l'avvocato, e ci ha ricevuto con suo marito nel suo bellissimo giardino in compagnia anche del simpaticissimo George, il pappagallo bianco con cresta color zolfo che Lyn, questo è il suo nome, ha adottato.
Sono due persone molto carine e gentili e ci hanno offerto un pranzo eccezionale, a base di salmone e varie altre portate semplici ma ottime. Il marito, Edward, è un medico in pensione che esercita la sua professione volontariamente solo due volte la settimana per tenersi in esercizio. La moglie lo vorrebbe costringere ad imparare l'italiano, facendo lezione con me, ma lui non ne ha la minima intenzione e fa resistenza attiva. Gli piace andare in Italia, condivide con la moglie una passione smisurata, e forse esagerata, per la cultura del nostro paese e comprende anche qualcosa della nostra lingua, ma si rifiuta ostinatamente di parlare o studiare l'italiano.
All'inizio, quando ci hanno fatto accomodare, ci sono stati degli attimi di silenzio un po' imbarazzanti. Avete presente quando nessuno sa cosa dire e chi prova a rompere il ghiaccio lo fa iniziando a parlare di argomenti scontati e banali? Ecco, una cosa del genere, ma poi abbiamo cominciato ad ingranare e a rodare e la discussione è partita sui temi più disparati.
La loro casa è stupenda, risale al 1880, ed è costruita totalmente in pietra, con un giardino davanti e dietro, dove si trova una fontana circolare senz'acqua, al cui centro c'è una copia di un putto del Verrocchio, di cui l'originale si troverebbe esposto al Palazzo Vecchio a Firenze.
La mia sensazione personale sulla giornata è stata particolare, perché è come se avessi vissuto un déjà vu. E' stato come se le ore passate con Lyn e Edward avessero qualcosa in comune con altre esperienze del passato. Poi sono riuscito a mettere a fuoco che c'era qualcosa che mi ricordava molto le volte in cui sono stato in compagnia della famiglia di Cosima. Ma non perché siano uguali di carattere, ma perché c'era qualcosa che li accomunava. Ci ho pensato tutto il giorno: non il lavoro, non la vocazione artistica, niente di tutto ciò. Alla fine mi sono reso conto di cosa fosse: sono anglosassoni, sono britannici, insomma sono di cultura inglese anche loro, e porca miseria se non si vede. Secondo me gli australiani hanno conservato un'impronta britannica inconfondibile, che per nulla si può rintracciare negli americani, nonostante anche quest'ultimi fossero una volta una colonia di sua maestà. Lo si vede da ciò che mangiano, lo si percepisce dal senso dello humour, lo si può notare dalla loro correttezza ma anche dalla loro estrema riservatezza. Certo sono australiani, non sono uguali agli inglesi, ma il legame e l'impronta c'è.
P.S.: Oggi son tornato a lavoro ed il manager-store, ancora scacchiato per i conti che non tornano, questa mattina aveva un motivo in più per essere di malumore. Il big boss gli ha vietato di mettere la musica che piace a lui nel negozio, obbligandolo ad usare solo la colonna sonora della compagnia, cioè una sequela infinita di canzoni italiani d'epoca. Oggi indovinate cosa avevamo? "Finché la barca va, lasciala andare, finché la barca va, tu non remare"...
Non male eh!

4 commenti:

  1. mamma mia !! per quante ore l'avete ascoltata ? non c'è che dire, il big boss sembra di bocca buona quanto a gusto musicale.
    aunt giuly

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  2. Ma ce ne erano anche altre! "Sono un italiano" di Cotugno, "la bella alla finestra", praticamente lo store-manager si voleva impiccare...

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  3. Prova a fargli sentire ...De Andrè, Battiato, Guccini, De Gregori, Battisti......e vedi se va meglio!!!

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  4. niente da fare, politica aziendale e non si discute!!!

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