Odissea, Libro I

'Many were the men whose cities he saw and whose mind he learned'

'Di molte genti vide le città e la lor indol conobbe'
Odissea Libro I

venerdì 2 novembre 2012

Gelateria

Allora, a che punto eravamo rimasti? Ah si, ora ricordo, sicuramente avete visto il piccolo video e quindi siete al corrente che ho intrapreso la mia nuova 'carriera' di gelataio.
Beh, diciamo che gelataio è una parola un po' grossa! Non tanto per quel che faccio, poiché effettivamente la mia mansione consiste proprio nel produrre materialmente il gelato. Il problema sta nel gelato stesso o meglio nelle materie prime che lo compongono. Sarebbe infatti meglio chiamare il negozio, più che gelateria, un vero e proprio fast-food. Il concetto è lo stesso e tutta la "filosofia" che ne sta dietro lo sta a dimostrare. Non abbiamo nessun prodotto che sia fresco e naturale. Forse il latte, ma essendo già imbustato e marchiato, ho l'impressione che anche quello sia prelavorato. Il resto son tutti prodotti di fabbrica: polveri di crema, pistacchio, cioccolato, frutti etc... Non c'è assolutamente niente di fresco e tutto è già stato inscatolato e misurato in modo tale che al gelataio non rimanga altro che mescolare le miscele ed infilarle nella macchina. Non c'è più creazione di gusti ma solo riproposizione obbligata di ricette prestabilite. Anche se il motto della gelateria è "the real artisan gelato" non saprei neanche dire cosa ci metto dentro. La gelateria fa parte di una catena che domina il mercato di Sydney e funziona come un vero e proprio Mc Donald. Quindi possiamo tranquillamente dire che il lavoro che ho trovato non da molte gratificazioni da un punto di vista creativo ma in ogni caso è comunque un'esperienza positiva perché mi permette di capire meglio come funziona il business delle gelaterie in questa città.
Come dicevo, il mio ruolo è quello di gelataio e fondamentalmente passo le mie 9 o 7 ore di lavoro totalmente attaccato alla macchina. Svolgo anche altre mansioni, come la vendita alla clientela dei gelati o fare di tanto in tanto qualche caffè o cappuccino, ma il mio ruolo è quello. I miei colleghi sono giovanissimi, molti intorno ai 15 anni, altri verso i 22. Lo stesso manager del negozio è più piccolo di me, mentre il grande manager della catena ha la mia stessa età. Qui risiede una delle differenze tra questo paese e l'Italia. Da noi è molto difficile trovare persone giovani in posti di responsabilità. Io stesso, che in Italia son considerato giovane nel mio posto di lavoro, qui invece sono ritenuto già abbastanza avanti, non vecchio, ma comunque maturo e adatto a ruoli di un certo tipo.
Con l'inglese ho qualche problema perché non sempre capisco i colleghi o i clienti, capitano delle volte in cui devo chiedere l'intervento di qualcuno perché proprio non capisco  nulla. L'altro giorno, per esempio, si è avvicinato un tipo che ha cominciato a biascicare una serie di parole a me incomprensibili, anzi non riuscivo proprio a distinguere le singole parole una dall'altra. Alle mie orecchie era una serie ininterrotta di suoni, uno scroscio continuo. Ho compreso a fatica solo che voleva un mega gelato per se e per i suoi figli. Al che ho cominciato a tirar fuori tutte le coppe formato famiglia che vedevo nel negozio, ma il tipo scuoteva sempre la testa con un'espressione progressivamente sempre più sconsolata. Ho dovuto per forza chiamare i soccorsi, altrimenti avrei perso il cliente. Ma per  mia fortuna, la stragrande maggioranza delle richieste sono brevi e scontate: una coppa due gusti, un cono un gusto, e così via. I prezzi sono astronomici, per una mini coppetta arrivano a pagare il corrispettivo di poco più di 4 €.
In ogni caso questo lavoro è arrivato proprio nel momento in cui stavo cominciando a perdere le speranze. In realtà non ci speravo per nulla, perché avevo avuto la mia prima intervista con lo store-manager all'incirca tre settimane fa, al termine del quale il ragazzo mi aveva fatto presente un problema a suo parere insormontabile, un vero e proprio ostacolo alla mia assunzione: il mio pizzetto. In sintesi avrei dovuto rasarlo completamente se  avessi volto lavorare con loro. E questo non per sua decisione ma per una indicazione chiara dalla compagnia. Io ho fatto presente che ho 39 anni e porto il mio pizzo da circa 20 anni e che non ho alcuna intenzione di togliermelo, per di più per un lavoro casual. Lui è stato comunque gentile perché mi ha assicurato che avrebbe provato a chiedere al suo superiore una dispensa speciale per me e che mi avrebbe telefonato i giorni seguenti. Non avendolo più sentito, ho scritto direttamente all'indirizzo del sito internet, spiegando chi sono, la mia situazione e avanzando la richiesta di fare uno strappo alla regola per farmi lavorare. Dopo circa una settimana mi sento chiamare direttamente dal proprietario della catena che, incuriosito dal mio messaggio, aveva deciso di contattarmi di persona. Il signore, di origini italiane, mi ha fatto prima una serie di domande, dopodiché mi ha chiesto se ho intenzione di aprire una gelateria in franchising direttamente con loro. Al che io ho risposto che questo è un'orizzonte plausibile, ma che prima è necessario maturare un'esperienza diretta nel business a Syndey, per poter poi decidere se vale la pena fare un investimento e cambiar vita. Dopo circa un'altra settimana, mi sono sento chiamare nuovamente dallo store-manager che mi comunicava la lieta novella: il mio pizzetto era stato ammesso!

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