Odissea, Libro I

'Many were the men whose cities he saw and whose mind he learned'

'Di molte genti vide le città e la lor indol conobbe'
Odissea Libro I

domenica 12 agosto 2012

Scrivere

Alcune volte scrivere anche poche e semplici cose, non è facile. Forse perché manca l'ispirazione, forse perché si pensa di non aver niente da scrivere, sta di fatto che non esce niente.
Eppure i giorni trascorrono densi e la riprova sta nel fatto che la sera arriva in un attimo!
Non so se capita anche a voi così, le giornate in cui non hai un bel niente da fare, sono le più lunghe...
Comunque, vediamo di riprendere il filo del racconto partendo proprio dalla lingua: l'inglese.
Questa è la nostra attività quotidiana ed il nostro cruccio principale. Da quando abbiamo capito che le possibilità lavorative per due ultratrentenni in possesso solo di Vistor Visa sono ridotte al lumicino, la nostra decisione ci è apparsa nitida di fronte agli occhi: imparare bene l'inglese.
Il motivo è chiaro e non mi riferisco solo al fatto che per poter avere un visto di lavoro si deve ottenere un punteggio alto al famigerato esame IELTS; ma anche perché sorge un altro problema: come si fa ad andare in giro a chiedere occupazione con un inglese stentato e balbettante?!
Infine, comunque vadano le cose, almeno da quest'anno ne avremmo ricavato la conoscenza di una nuova lingua.
Così il sipario si apre sulle nostre giornate alle 6 del mattino, per la più piena felicità di Dede (che comincia a chiedersi per quale diavolo di motivo si trova a fare per la seconda volta nella sua vita un'altra migrazione). In una casa completamente umida e fredda, corriamo in bagno a farci un doccia calda per riscaldarci le ossa, una colazione veloce e via in macchina verso Downtwon. Il percorso verso il centro è veloce, tutti intenti a non sbagliar corsia e allo stesso tempo con le orecchie 'appizzate' verso la radio gracchiante per comprendere un giornalista che sciorina in un inglese kiwi le prime notizie della giornata. Perché così si fa per imparare! English, Enghlish e ancora English! A scuola, con amici, al cinema, leggendo, studiando, scrivendo, alla televisione! Alcune volte arrivati alle ore pomeridiane il cervello comincia a dare segni di cedimento: la lingua si inceppa nel tentativo di produrre i suoni anglosassoni, dando vita a rumori incomprensibili, il lessico si azzera e l'eloquio svanisce. Ed il tutto sotto gli occhi furbetti e divertiti dei mie giovani compagni di classe di origine asiatica.
 Il mio giovane amico russo, Bogdan, sostiene che non si può conoscere mai bene la propria lingua se prima non ne hai imparata almeno un'altra. Bravo Bogdan, niente male!
Finita la scuola, i nostri tardo-pomeriggi trascorrono ormai con un ritmo più serrato, tra appuntamenti, distribuzione di Curriculum, spesa settimanale, visita alla lavanderia, qualche passeggiata e altre piccole attività legate a probabili lavori miei o di Dede. Le cose si muovono, lentamente ma si muovono. Dede comincia a rodare, io addirittura ho già avuto anche il mio primo colloquio di lavoro.
Questo fine settimana invece lo abbiamo passato all'insegna della compagnia di nuovi amici. Sabato siamo tornati verso la costa occidentale dell'isola, questa volta per vedere la cascata di Karekare e la sua bellissima spiaggia. Con la compagnia di Bogdan, Flavia e Iacopo (una coppia romana conosciuta i primi giorni) ci siamo prima addentrati nella foresta semi-tropicale attraverso un sentiero per giungere alla cascata, successivamente ci siamo spinti nell'enorme arena che forma la spiaggia,  aperta a ventaglio tra due promontori, tutti protesi verso il mare. Una baia incredibile, enorme e selvaggia. Se si eccettuano due o tre tetti nascosti tra la verde vegetazione, sembrerebbe un'insenatura incontaminata. E' la famosa spiaggia di Karekare, immortalata nel film Lezioni di Piano. Lì ho bagnato i miei piedi nel Mar di Tasman, sentendo l'acqua fredda dell'oceano circondare i polpacci.
E girandomi verso la baia, dando le spalle al mare, mi sono immaginato che cosa deve essere stato per quei primi europei giunti fin lì dopo mesi di navigazione nel vasto Oceano, su delle imbarcazioni di legno. Uno spettacolo mozzafiato, un'emozione incontenibile, una gioia straboccante. Ulisse e suoi compagni, così dovevano essere!


"Se si eccettuano due o tre tetti nascosti tra la verde vegetazione"



la cascata di Karekare







"ci siamo prima addentrati nella foresta semi-tropicale attraverso un sentiero"


"ci siamo spinti nell'enorme arena che forma la spiaggia"





"E girandomi verso la baia, dando le spalle al mare, mi sono immaginato che cosa deve essere stato...Ulisse e suoi compagni, così dovevano essere!"


"Lì ho bagnato i miei piedi nel Mar di Tasman"

3 commenti:

  1. Che nostalgia...
    E' stato il viaggio più indimenticabile della mia vita! Ragazzi, vi auguro di farcela, di trovare lavoro, magari una bella casa su una scogliera e di leggere via internet le notizie dall'Italia e sorridere pensando che siete lontani e in un vero e proprio paradiso!
    Gabriele

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  2. Ciao dede e ric,
    Finalmente ce l'ho fatta anch'io a trovare il blog e in una mattina io e fra ci siamo letti parecchie delle vostre peripezie...
    Direi che l'inizio e' sempre la parte piu' difficile ma non demordete per ora, davvero sembrano secoli, ma siete appena arrivati.
    Dona e fra

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    1. OoooHHH, avevamo la nostalgia, finalmente vi siete fatti sentire. Adesso il prossimo passo è skype!!??
      speriamo ....

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