Cambiare casa segna sempre un passaggio nella vita, anche
per chi come noi ne ha cambiate parecchie.
In modo particolare ciò è ancora più vero per la nostra
ultima residenza che non nominerò nemmeno, per esorcizzare il suo carico di
problemi, tanto hanno segnato la nostra vita.
Non è stato facile, più che ad un parto lo paragonerei ad
una amputazione di un arto putrefatto.
L’esperienza ci ha permesso di vivere uno spaccato di
umanità profonda della città che fu meneghina. Detto per inciso, esperienza che
sarebbe stato meglio evitarsi. Potremmo dire il ‘ventre’ di Milano,
un’umanità che vive al sole ma in gran parte nell’ombra, anzi al buio della
notte: figure diverse, mestieri disparati, tanti uomini, e poche donne, da vari
angoli del pianeta.
Un’esperienza degna dei letterati naturalisti francesi del ‘800
o degli impressionisti.
Regolari ed irregolari, clandestini e cittadini, gente
plurischedata sotto mille nomi e nazionalità, ma senza che nessuna di esse sia
vera.
Muratori e manovali, sfruttati e sfruttatori di connazionali
e di fratelli, proprietari di case con 14 persone e proprietari di un cazzo,
neanche del letto in cui dormivano.
Musicisti e puttane, ballerini di successo e travestiti
alcolizzati e sfiniti dalle droghe, professionisti della solidarietà e
professionisti del furto, commercianti mussoliniani di elettrodomestici e
commercianti di droghe, ‘normali e folli’ e tra questi anche noi: un
anarcoscoglionato ma ancora speranzoso, una donna luminosa, vera cittadina del
mondo, e un ragazzo in cerca della sua strada.
Ognuno di noi ha molta strada ancora da percorrere, nuove
terre da scoprire e, anche se per due di noi la primavera è già passata, c'è una
vita ancora da reinventare.
Noi partiamo, ci lasciamo tutto ciò alle spalle, guardando
al futuro.
Ma l’umanità conosciuta e vissuta ce la porteremo dietro con
noi, perché fa parte di noi e vivrà con noi.
‘ffanculo all’umanità! W l’umanità!
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